Articolo Corriere della Sera, 11 Marzo 2012

«Cambiamento Ma non credo sia in meglio»

Rembado Dovremmo diventare manager? Non siamo contrari, ma servono nuove regole

ROMA – «Il dimensionamento cambierà il mondo della scuola più di tante riforme. E non credo in meglio. Anche se gli effetti non saranno immediati». Giorgio Rembado è dal 1990 presidente dell’ Anp, l’ associazione nazionale dei presidi. Di promesse, tentativi di rinnovamento, possibili migliorie ne ha visti tanti. Ma ora è diverso: «Anche con le reggenze, i presidi che hanno due scuole da seguire, cambierà radicalmente il rapporto del dirigente scolastico con i docenti e gli studenti, tutto diventerà più impersonale e legato alla gestione delle deleghe». E aggiunge: «Prima ci si occupava di coordinamento didattico e educativo ora si punterà per forza di più sulla gestione del personale e delle, peraltro scarse, risorse». Ai dirigenti, secondo Rembado, non sono stati dati poteri e autonomia confacenti al loro nuovo ruolo. «Un esempio? Un preside che ha più scuole dovrebbe avere dei vice esonerati dall’ insegnamento. Invece non ha la possibilità di concedere tale esonero. Insomma, si vuole cambiare la figura del dirigente, farne un manager della scuola, ma senza modificare le regole. Così come accade per le risorse economiche, sempre troppo esigue per tenere la scuola al passo con i tempi, dal punto di vista della tecnologia e della didattica. La crisi? Sì, ma la tendenza a tagliare sul nostro settore è iniziata, prima, molto prima». Insomma, per Rembado, «non è tanto che il cambiamento di ruolo sia negativo in sé. Il punto è che si pretende di innovare senza cambiare gli strumenti per la gestione. E gli effetti negativi di questa situazione si vedranno sempre più col passare del tempo». Maria Grazia Dardanelli dirige invece due licei artistici di periferia, uno a Cinecittà e un altro al Tiburtino: «Avere la responsabilità di una seconda scuola viene retribuito con un sesto dello stipendio. Cioè, circa 500 euro sui 3 mila che percepisce un dirigente. Con tutte le responsabilità e l’ impegno che occuparsi di un istituto comporta. Ma se almeno parte dei soldi che lo Stato risparmia con noi ce li facesse gestire direttamente, potremmo fare molto». Emilia Marano è la preside del classico Virgilio, pieno centro storico, e del «Pilo Albertelli», all’ Esquilino, che fra i suoi ex studenti vanta Enrico Fermi: «Credo che sia una situazione di breve durata, il concorso per presidi va avanti, si tratta di aspettare. Faticoso gestire due scuole? Sì, molto. Ma con la passione per il proprio mestiere si può fare tutto, e bene». Ester Palma

1 Commento

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Una risposta a “Articolo Corriere della Sera, 11 Marzo 2012

  1. Maresa Berliri

    Se quello che viene prospettato accadrà, si tratta di un cambiamento notevole, rispetto a oggi. Ma in questa prospettiva manageriale come vengono visti gli studenti/allievi? Per poter fare i manager, i dirigenti dovrebbero poter andare al di là di rigidità e vincoli sindacali. Hanno gli strumenti e le risorse umane per poterlo fare? Andiamo verso una scuola sempre più distante e lontana dalle realtà concrete delle classi, e per forza di cosa meno attenta ai casi particolari (che potranno così scivolar via dalla scuola più facilmente). Questo non è un bene. Perchè vedo solo i lati negativi di questo orientamento manageriale della scuola?

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