La Scuola Offesa da chi la fa (Marina Boscaino, Il Fatto Quotidiano 25/03/2012)

Articolo a mio parere sostanzialmente condivisibile. Per una volta (non è vero che è sempre così!) la “verità sta nel mezzo”.

C’è in larga parte dell’opinione pubblica, in particolare in quella orientata più “a destra”, un “pregiudizio” negativo contro chiunque lavori nella scuola (anzi nel pubblico in generale). E’ altrettanto vero che, a fronte di tanti che “tirano la carretta” mantenendo un elevato livello di servizio per i nostri figli, a dispetto di tutti i tagli e le “riforme” folli, ci sono tantissimi che sono, in effetti, zavorra.

Sono gli insegnanti bravi e dedicati che dovrebbero (avrebbero dovuto) per primi imporre, anche ai sindacati, l’adozione di misure tese a premiare i primi e non i secondi.

Troppo spesso, invece, è stato il contrario danneggiando gli studenti, i docenti ed il personale capace e onesto e fornendo supporto ed “evidenze”, anche solo strumentali, a chi vuole dimostrare che il “pubblico” non funziona e va smantellato.

–   O   –

Scandali, tangenti, evasione, corruzione, sprechi, costi impropri: nulla a confronto delle immense colpe della scuola. Ciclicamente è ormai tradizione che diventi oggetto degli strali di qualcuno. Già la cosa pareva difficilmente tollerabile quando a salire in cattedra e saettare giudizi implacabili erano editorialisti – Ichino, Panebianco, Galli Della Loggia – che soloneggiavano sul fannullonismo degli insegnanti. Per preparare il terreno alla grande offensiva brunettiana: più grave, perché affondata da un ministro dello Stato, tutta merito, performance, premialità per pochissimi, perché il carrozzone dell’istruzione e del pubblico impiego è un peso morto.

Qualche giorno fa Lucrezia Stellacci, neo capo dipartimento dell’Istruzione – con esperienze da distaccata presso la Direzione della Puglia – spiegava le cause della recente mancata assunzione di 10 mila precari per il fatto che “pesano per la precisione 41503 stipendi. Sono professori o maestri che però non insegnano, non vanno in classe. Sono distaccati presso altri ministeri, oppure in permesso sindacale. Gli studenti non ne traggono alcun beneficio, ma il loro stipendio è sempre a carico del nostro bilancio”. Cifra enorme. E del tutto falsa.

Con tanta straordinaria e zelante precisione Stellacci è riuscita, alla sua prima uscita, a restituire perfettamente il senso di disprezzo ideologico, disinvestimento culturale ed economico, stigmatizzazione vendicativa che la scuola misteriosamente suscita. A quanto pare non solo da parte di chi crede di essere in diritto di parlarne per il solo fatto di averla frequentata; ma anche di chi dovrebbe sostenerla, curarla, valorizzarla. Al tempo stesso, prima i sindacati (Pantaleo, Flcgil: “La cifra degli oltre 41 mila dipendenti distaccati è una bufala”; Scrima, Cisl: Nel 2011 si contano 997 persone distaccate su un totale di 1 milione e 100 mi-la dipendenti”), poi anche il Ministero (si smentiscono “leggende metropolitane” e non le parole di un proprio funzionario), hanno chiarito che la cifra non corrisponde alla realtà. Insomma: l’esercito di imboscati – contro cui ha tuonato “Libero”: “41 mila prof. imboscati”, pagati per lavorare, che “non mettono piede in un’aula da anni grazie a distacchi sindacali”, grazie a Miur (“sgangherata nave di Viale Trastevere”) e sindacati (“casta burosindacale”) – non esiste. O, almeno, è un piccolo manipolo, molti dei quali svolgono con coscienza, serietà e utilità le mansioni assegnate da sindacati, associazioni, Miur, uffici scolastici. Pulizia, rigore, efficacia ed efficienza devono essere obiettivi: ma non a colpi di menzogne. Ad esistere sono inquietante protagonismo e zelo accusatorio, più gravi perché espressi da un funzionario dello Stato. Che sottendono un implacabile giudizio negativo, che si riverbera su opinione pubblica e considerazione sociale e culturale della nostra professione. Sul credito che dobbiamo riguadagnare a colpi di autorevolezza, non sostenuti né da stipendi appetibili, né da riconoscimento istituzionale. Un giudizio che emerge anche dalle parole di un accusatore di professione, Giovanni Zen, ex deputato del Partito Popolare, oggi dirigente scolastico a Bassano, che suole tuonare dal “Giornale di Vicenza”.

Recente sentenza sui docenti: “Una categoria che ogni giorno elabora giudizi di merito sugli allievi, ma che non è stata abituata a consentire che altri facciano lo stesso, che anzi non sa cosa voglia dire merito”, tanto per liquidare in una battuta demagogica la delicata questione della valutazione. E sulla scuola: “Oggi la scuola viene vista come un grande pachiderma, costoso e non si sa se efficiente ed efficace”. Credo che oggi più che mai non abbia senso l’ideologica difesa di categoria e l’arroccamento nelle proprie posizioni: tra gli insegnanti, come ovunque, ci sono di sicuro imboscati e fannulloni, ma molto meno di quanti si possa pensare. Se, infatti, la scuola dello Stato è sopravvissuta e va avanti, nonostante il carico di incuria, oltraggio, impoverimento cadutole addosso negli ultimi 10 anni, è proprio perché esistono molte persone capaci che continuano, nonostante tutto.

Credo quindi che un funzionario ministeriale che alimenta in maniera così imprudente la disistima per un’istituzione che è oggi l’unico luogo di cultura della cittadinanza attiva e critica manifesti non solo ignoranza, ma anche irresponsabilità. Per questo ho firmato la lettera che circola su Retescuole per chiedere a Profumo la rimozione della Stellacci. Tra tante volenterose ma inascoltate lettere aperte che girano in rete questa richiede un semplice atto di assunzione di responsabilità. Dopo la gaffe del tunnel del Gran Sasso si dimise il portavoce della Gelmini, Zennaro, salvo rimanere direttore generale del Miur. Non abbiamo dubbi che anche Stellacci avrebbe modo e mezzi per ricollocarsi adeguatamente.

1 Commento

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Una risposta a “La Scuola Offesa da chi la fa (Marina Boscaino, Il Fatto Quotidiano 25/03/2012)

  1. Maresa Berliri

    Sono d’accordo con Andrea. Il contenuto dell’articolo è condivisibile. La lettura del testo mi spinge alle seguenti osservazioni.
    1. Troppo frequentemente in italia si tendono a dare numeri e fare statistiche spesso errate. E quella della dirigente del ministero non fa eccezione. Ci vorrebbe una maggiore cautela nel fornire dati e statistiche, che spesso non fanno altro che incrementare stereotipi e ideologie fuorvianti. E noi italiani ne sappiamo qualcosa.
    2. Mi pare molto grave che chi è chiamato a svolgere una funzione di direzione di un settore così importante della vita di un paese come è quello dell’istruzione scolastica, non abbia il senso della realtà e fornisca dati sbagliati, frutto evidente di stereotipi.
    3. Migliorare la qualità della scuola richiede che si smetta da subito di utilizzare un approccio ideologico e quindi falso su docenti e insegnanti, descritti come una classe di fannulloni, come persone che non trovando di meglio hanno pensato bene di provare con l’insegnamento, dove – si dice si lavora poco (lavoro solo la mattina, vacanze lunghe, ecc.). Ma non è così: è un lavoro difficile e impegnativo quello di portare allo studio e alla crescita culturale bambini e ragazzi. Questo stigma sul corpo insegnante abbassa la loro autostima e fa sembrare loro questa situazione senza via d’uscita. Questo modo così negativo di vedere il corpo docente porta al fatto che i nostri maestri e i nostri docenti hanno dei compensi molto – troppo bassi. La scuola è piena di insegnanti e maestre che con fatica e impegno cercano di insegnare e di contribuire alla crescita e allo sviluppo dei nostri figli. Ci sarebbe da chiedersi perchè se abbiamo questa considerazione degli insegnanti affidiamo loro la cosa più preziosa che abbiamo – cioè i nostri figli – per così tante ore al giorno?
    4. Concordo con l’articolista, che sarebbe ora che il sindacato e quella stragrande parte di insegnanti che come si dice in gergo – si fa il mazzo – imponga di fare una distinzione di merito, tra chi è capace e chi no; tra chi lavora e chi no. Sarebbe ora che partisse proprio dal sindacato e dagli insegnanti un discorso serio sulla valutazione del corpo insegnante. Questo discorso dovrebbe essere fatto proprio anche dalla sinistra: perchè dobbiamo lasciare la questione della valutazione, che è decisiva per il miglioramento della qualità della scuola, in mano alle destre?
    5. So da altre mamme e da dirigenti scolastici che se un insegnante non è all’altezza e rischia di produrre danni ai suoi alunni è difficilissimo riuscire a mandarlo via e ad allontanarlo dalla scuola. E anche questo non va bene. Siamo in un paese in cui ci sono categorie iper-tutelate e protette e altre senza tutele e protezione.
    6. La scuola italiana è ricca di esperienze bellissime e di storie di successo.Facciamole vedere e raccontiamole. Può essere uno stimolo in più per capire che cambiare la situazione è possibile.
    Grazie ancora Andrea
    Ciao Maresa

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