Ciò che la scuola statale può fare (e la privata forse no)

Commento della Fondazione Agnelli

Andrea Gavosto su La Stampa interviene sul ruolo della scuola statale per il miglioramento degli apprendimenti e la riduzione dei divari territoriali

Dopo le polemiche delle scorse settimane sul ruolo della scuola statale e dei suoi insegnanti, Andrea Gavosto è intervenuto su La Stampa per difenderne la centralità e per argomentare come non ci si possa attendere dalla scuola privata paritaria un contributo decisivo per affrontare con successo le due principali sfide che la scuola italiana ha davanti nei prossimi anni: il miglioramento della qualità complessiva degli apprendimenti degli studenti e la riduzione dei divari territoriali della scuola, che vedono le regioni del Sud in netto ritardo.

Questo non significa essere contro la scuola paritaria o che non si debbano trovare soluzioni più efficaci per garantire la possibilità di scelta a quelle famiglie che intendono mandarvi i propri figli.

Significa, però, riconoscere con realismo che per conciliare in tutte le aree del Paese le ragioni dell’equità con quelle dell’eccellenza è necessario mantenere il focus dell’attenzione e delle risorse sulla scuola statale (e sulla formazione e carriera dei suoi insegnanti).

Soltanto  così sarà, infatti, possibile proseguire lo sforzo straordinario di portare a una soglia accettabile di conoscenze e competenze quel terzo di studenti che oggi nelle regioni meridionali si colloca ai livelli più bassi delle rilevazioni internazionali, e ben al di sotto della media italiana. E soltanto così sarà anche possibile valorizzare e rafforzare le eccellenze, compito che – se altrove all’estero è spesso compiuto con efficacia dalla scuola privata –  in Italia vede per il momento la scuola paritaria in ritardo, come suggeriscono tanto i risultati di Ocse Pisa 2009 quanto gli studi compiuti dalla stessa Fondazione Agnelli in alcune regioni italiane.

Articolo della Stampa

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