Ancora su vantaggi del bilinguismo

Dopo l’articolo del New York Times di qualche settimana fa (lo potete trovare a questo link) , un nuovo studio mostra i vantaggi del bilinguismo.

Bilinguismo, un’arma in più  “Il cervello è più reattivo”

Un nuovo studio della Northwestern University conferma che apprendere due o più lingue permette di destreggiarsi fra diversi stimoli senza fatica. E previene il decadimento delle facoltà cognitive di ALESSIA MANFREDI per Repubblica

ABILI giocolieri, capaci di destreggiarsi fra stimoli diversi scremando senza fatica, in automatico, informazioni rilevanti rispetto al rumore di fondo. Il cervello di chi cresce bilingue ha una marcia in più. Sono diversi gli studi che negli ultimi anni hanno portato prove dei vantaggi che regala apprendere due o più lingue fin da molto piccoli.

L’ultimo, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), viene dalla Northwestern University in Illinois: la ricchezza dell’esperienza linguistica dei bilingui ne affina il sistema uditivo e ne migliora l’attenzione e la memoria di lavoro, una sorta di sostegno cognitivo che ci aiuta a svolgere più compiti contemporaneamente.

Viorica Marian ha studiato insieme alla neuroscienziata Nina Kraus le conseguenze del bilinguismo sul cervello, in particolare nelle aree uditive sottocorticali, che ricevono diversi stimoli dalle aree cognitive. Era già noto come lo studio della musica, un arricchimento sensoriale, migliorasse l’elaborazione del suono.

Ora Marian e Kraus, insieme ad altri colleghi, si sono chieste se l’esperienza di parlare più lingue potesse portare a modificazioni nella codifica del suono in aree evolutivamente antiche del cervello, come il tronco cerebrale. E la risposta è stata positiva, fornendo così una prova biologica dell’impatto di questa abilità acquisita sul cervello.

In pratica, nei bilingui cambia il modo in cui il cervello risponde ai suoni. “Si fanno puzzle e parole crociate per

mantenere la mente lucida”, ha spiegato la dottoressa Marian, del laboratorio di bilinguismo e psicolinguistica a scienza della comunicazione della Northwestern University. “Ma i vantaggi che abbiamo osservato in chi parla due lingue vengono in automatico, semplicemente per il fatto di conoscere e usare due idiomi”, sottolinea la studiosa. Benefici particolarmente estesi e rilevanti, che riguardano anche la capacità di attenzione, aggiunge Nina Kraus.

Lo studio è stato condotto su adolescenti bilingui, che parlavano inglese e spagnolo, e monolingui, solo inglese, sottoposti ad una serie di test in cui ascoltavano una sillaba, “da”, in condizioni diverse. In una situazione di ascolto non disturbata, le risposte neurali a suoni complessi sono risultate simili per entrambi i gruppi. Ma in presenza di rumori di fondo, il cervello dei bilingui è riuscito a distinguere caratteristiche del suono “sottili”, come la frequenza fondamentale, molto meglio rispetto ai monolingui. Parallelamente, i risultati sono stati migliori anche in compiti che richiedevano attenzione prolungata.

“Nei bilingui l’attenzione si affina grazie all’esperienza e il loro sistema uditivo diventa più efficiente nell’elaborazione automatica dei suoni”, commenta Andrea Marini, docente di Psicologia del linguaggio e della comunicazione all’Università di Udine “e la cosa interessante è che tutto avviene in modo implicito, senza alcuno sforzo”. Una palestra preziosa per il cervello, che rende migliori i risultati anche in compiti che richiedono attenzione sostenuta, non solo uditivi ma anche di tipo visivo.

In sostanza, chi è esposto a più di una lingua si trova fin da subito in una situazione di maggiore difficoltà. “Deve riconoscere fin da piccolo suoni e frequenze diverse, fa più fatica ma affina diverse qualità rispetto a chi non viene messo di fronte a questa prova, come i monolingui”, spiega ancora il professore. Con vantaggi importanti anche rispetto al decadimento delle facoltà cognitive, “come ha dimostrato uno studio canadese 1 del 2010″, ricorda Marini, in cui si evidenziava che il bilinguismo quotidiano, non saltuario, può ritardare la comparsa dei sintomi dell’Alzheimer anche di cinque anni nelle persone anziane”. Risultato non raggiunto da alcun farmaco esistente.

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