Sempre più genitori vogliono dare il 5 per mille alle scuole dei figli

Un articolo di oggi sul “Il Fatto Quotidiano” riprende il tema già affrontato del 5 per mille alle scuole. Idea ottima nella sua semplicità, ma che deve tener conto del percorso a ostacoli della burocrazia. Affronteremo il tema in maggior dettaglio ricercando e condividendo anche le informazioni pratiche utili a chi vuole passare “dalla teoria alla pratica”

Tagli alla scuola, i genitori ora vogliono destinare il 5 per mille agli istituti dei figli

Nelle scuole è sempre più ardua l’impresa di pareggiare i bilanci. E per fronteggiare le necessità più impellenti (persino per garantire la carta igienica nel servizi). A Milano le associazioni di genitori hanno pensato di sfruttare anche le denunce dei redditi, chiedendo di destinare il 5 per mille delle tasse alla scuola dei loro figli. E dire che il ministro Francesco Profumo aveva ripetutamente garantito che nella scuola sarebbe stata bloccata la mannaia dei tagli delle risorse. Pia illusione. Ora entrerà in azione il supertecnico Bondi a cui Monti ha affidato l’incarico di eliminare gli sprechi, e nella scuola si teme che possano ulteriormente calare le già scarse risorse esistenti.

Che nel ministero di viale Trastevere esistano degli sprechi non c’è dubbio. Un esempio: ogni impiegato del Miur secondo i calcoli ufficiali ha in dotazione uno spazio di 100 metri quadrati. Davvero un’esagerazione. Giusto quindi rimediare. Per il resto? C’è poco da stare allegri. “Tra scuola e università – osserva il sindacalista scolastico Pippo Frisone – il governo cerca di risparmiare nel medio periodo 15,4 miliardi. Lo snellimento/dimagrimento del Miur passerà da un maggior utilizzo dei sistemi informatici alla riduzione delle affittanze e degli immobili. Si renderà necessaria una riorganizzazione delle strutture centrali e periferiche, dando il colpo di grazia a quel che resta dei provveditorati, le cui funzioni principali da tempo sono state surrogate dagli Uffici Scolastici regionali. Nel mirino dei tagli anche i distacchi (sindacali ) e i comandi verso altre amministrazioni. Per finire, una stretta ulteriore al dimensionamento delle unità scolastiche, già avviata a luglio dall’ultimo Berlusconi, una ridislocazione delle segreterie, un aumento del rapporto alunni- docenti”.

Insomma prospettive sempre più nere. “Chi parlava d’inversione di marcia rispetto al governo Berlusconi e di stop ai tagli del personale – osserva amaramente Frisone – eccolo servito! Quindi non solo riduzione di beni e servizi per circa il 15 per cento su di una spesa di 1 miliardo facendo intervenire la Consip, ma anche tagli e ancora tagli del personale docente. Cos’altro vuol dire aumento del rapporto alunni:docenti se non tagli ulteriori agli organici? Cosa vuol dire accorpamento delle scuole con non meno di 1000 alunni se non tagli ulteriori al personale ata?”. Scuola sempre più ridotta all’osso, dunque.

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