HomeSchooling in Italia e in USA: ideologie diverse, stessi problemi

Nel nostro ordinamento è obbligatoria l’istruzione primaria, ma non la frequentazione di una scuola, pubblica o privata. Esiste infatti un’altrnativa alla scuola che è chiamata “scuola paterna” o “scuola familiare“. Per tutto il periodo dell’istruzione obbligatoria, infatti, è possibile imparare a casa, con i genitori o con altre persone competenti.

L’obbligo scolastico nel nostro Paese può essere assolto: presso le scuole elementari e medie di Stato, presso altri Istituti scolastici parificata o autorizzata o tramite “istruzione familiare”.
In questo ultimo caso i genitori devono:
– attestare di possedere i mezzi e le competenze necessarie allo svolgimento dell’incarico oppure attestare che l’incarico sarà svolto da persone competenti;
– comunicare per iscritto, entro la data prevista per l’iscrizione a scuola, alla Direzione Didattica di appartenenza, la loro decisione;
– presentare il proprio figlio agli esami, previa formale domanda di ammissione agli stessi, corredata dalprogramma svolto.
– presentare un “preventivo di programma”, che anticipa il lavoro del bambino e poi un programma vero e proprio, da consegnare alla scuola e che la Direzione Didattica può richiedere prima che l’anno scolastico sia terminato. Nella elaborazione del preventivo di programma si deve tenere delle direttive Ministeriali.

Da questo si capisce che è una questione facile solo sulla carta: le competenze o le ha il genitore (e non può essere onniscente e “onnidocente”), oppure costano.

Le scuole paterne non sono necessariamente rivolte ad un solo studente, nell’ambito della sua famiglia. Si ricorre a questo istituto giuridico anche per l’istruzione di piccoli gruppi di bambini, curati dai propri genitori che si riuniscono in gruppi e provvedono personalmente o dando incarico a persone qualificate all’insegnamento di diverse materie. Spesso c’è dietro una forte connotazione ideologica o di appartenenza.

Questa è generalmente la motivazione più forte e, a mio avviso, quella più problematica. In USA l’home schooling si è andato diffondendo rapidamente fra i cristiani radicali, che non vogliono che i loro figli siano esposti alle teorie darwiniste e alla impostazione sostanzialmente laica della scuola USA. In Italia, come in altri paesi europei, l’home schooling sembra attrarre maggiormente, per lo meno come concetto, famiglie di orientamento radicale/alternativo che vogliono “proteggere” i figli dall’omologazione dell’educazione “del sistema” o formarli precisamente secondo i propri valori, tipicamente molto lontani da quelli “generali”.

Trovo molto negativo, per loro come per la società in generale, che a dei bambini, a dei futuri cittadini, venga fornita una educazione monodimensionale, monovaloriale se non monotematica, di destra come di sinistra, religiosa o agnostica. Trovo inoltre negativo per lo sviluppo della personalità e delle competenze “sociali” che venga a mancare l’essenziale confronto con i pari. Tipicamente l’home school prevede infatti, quando non un singolo studente, un numero limitatissimo di alunni, tutti peraltro “omogenei” per definizione.
Vi sono tuttavia altri motivi per intraprendere un percorso formativo di “scuola familiare” che hanno una maggiore validità.

Ad esempio, alcune associazioni che si interessano di dislessia, la presentano come un’alternativa da valutare per l’istruzione di bambini dislessici, in modo che possano realmente seguire dei percorsi formativi molto personali ed adatti: certo, in questo caso più che ad un genitore il bambino dovrà essere affidato a degli esperti, quanto meno in affiancamento, con costi che non sono alla portata di tutti.

Una scelta del genere potrebbe interessare anche piccole comunità che risiedono in luoghi territorialmente disagiati: per esempio paesi molto piccoli, con pochi bambini residenti, i cui genitori possono decidere di organizzarsi per evitare lunghi e scomodi spostamenti mattutini. Potrebbe essere tuttavia molto difficile in questi casi, proprio per l’isolamento, provvedere in loco ad una istruzione di qualità adeguata.

Insomma, i motivi possono essere molti, ma altrettanti i problemi: la scuola è importante oltre che per l’istruzione, per la socializzazione e per la crescita come individui sociali dei bambini.

Da considerare inoltre le difficoltà pratiche. Nel portare avanti un’esperienza del genere ci vuole un’organizzazione ferrea, un impegno deciso nello stabilire i tempi dello studio e della vita familiare e ci vuole senza dubbio una motivazione forte e seria. E’ un cammino che, una volta iniziato non può con facilità essere abbandonato ed i “costi” del fallimento sono enormi.

Ritengo che il giusto desiderio di coinvolgimento dei genitori nell’educazione dei figli, di orientamento nelle tematiche e attività formative debba trovare realizzazione in attività extrascolastiche (pomeridiane e durante i periodi di vacanza), lasciando alla scuola il compito di fornire la formazione di base, in una utile ma rispettosa dialettica dei rispettivi ruoli.

Nota: Questo post utilizza e riedita parti dell’articolo  di  Silvia sul blog: Genitori Crescono

5 commenti

Archiviato in Italiano, Pedagogia, Scuola

5 risposte a “HomeSchooling in Italia e in USA: ideologie diverse, stessi problemi

  1. Max rocca

    Personalmente sto cercando una lettera fac-simile o demo da presentare al mio comprensorio scolastico per l insegnamento parentale, sul web tanti consigli ma niente demo da presentare. Qualcuno può aiutarmi in questo senso??
    Grazie Max Rocca

    • Max Rocca puoi scaricare una lettera di comunicazione a questo link del mio blog: http://lacasadiserendippo.altervista.org/scuola-familiare-parentale-home-schooling-burocrazia-esami/

      Ovviamente ognuno è libero di pensare come vuole, io non sono d’accordo con tante cose dette in questo articolo e ritengo pure che ci siano delle inesattezze anche di tipo burocratico, come per esempio sugli esami, non è vero che sono obbligatori, nel mio blog troverete ampia disquisizione del perchè.. Certamente personalmente ho una visione del’imparare molto diversa, infatti noi seguiamo l’unschooling: http://lacasadiserendippo.altervista.org/unschooling/ e vi assicuro che la socializzazione di mio figlio che fa unschooling è più ampia di chi sta chiuso tutto il giorno dentro una scuola e deve alzare la mano per parlare, mio figlio non è alienato dalla realtà sociale come spesso fa la scuoa costringendo a socializzazione artefatta. Inoltre la sua eduzione non è di sicuro monotematica anzi al contrario tra gli homeschooers che incontriamo e gli amici di quartiere e gli stessi parenti ci sono realtà davvero molto diverse credi religiosi, ateismo, filosofie varie e di tutte le parti del mondo, Mio figlio poi non vive nessun doversi uniformare per forza al più forte, come può capitare nella scuola, è davvero libero da qualsiasi educazione monotematica e uniformante!!:-) E il come ed il perchè lo potete leggere qua: http://lacasadiserendippo.altervista.org/perche-la-scuola-familiare-e-unschooling/
      La scuola la ritengo comunque una conquista importante e non penso affatto che sia da eliminare per alcuni bambini e famiglie è fondamentale la scuola, ma è importante essere informati adeguatamente e in modo corretto anche sulle alternative che esistono alla scuola.

      • grazie mille per il suggerimento, mi rendo conto oggi che nonostante una direttiva anche poco chiara ogni comprensorio scolastico si comporta in maniera differente ed autonoma l’uno dall’altro. Tra burocrazie inutili e verifiche inadeguate. Nel frattempo noi siamo partiti a settembre con la prima scuola ad indirizzo steineriano seppur con pochi bambini (13) e così abbiamo dovuto procedere alla trafila burocratica. Ti ringrazio del supporto e dei preziosi consigli. a presto.
        .Max

  2. elena

    Ciao Max,
    anche io mi associo ai preziosi suggerimenti della carissima Graziella. Guardati bene I blog che ti ha suggerito.
    Bella l’idea della scuola steineriana….Di dove siete? Milano?
    Anche io sto valutando seriamente la possibilità di fare hs alle mie figlie, mi sto informando ….Sarebbe bellissimo trovare qui nella mia zona (Nord Milano) altre famiglie con cui condividere questa esperienza , suddividendo I carichi di lavoro x competenze. Ma nn è facile.
    Ciao
    Elena

    • Buonasera Elena,
      La scuola l abbiamo aperta a Rovereto, creando una nuova realtà distaccaa dalla scuola di Trento, dopo che eravamo rimasti delusi abbiamo seguito il ns maestro dalla prima classe alla terza e poi abbiamo proseguito con la quarta classe, una prima ed una terza. E’ molto piccola e non ancora riconosciuta ( almeno 2 anni di attivitá) dalla federazione scuole Waldorf.
      Non è tutto rose e fiori anzi è un percorso sempre più difficile per sopravvivere economicamente, fatto di scontri tra docenti e genitori, il tutto però fortunatamente con bambini sereni, felici e soprattutto non stressati.
      A presto con altre notizie ed in bocca al lupo.
      .max

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