La scuola italiana ha molti problemi, ma l’erba del vicino non è molto più verde #scuola

 Articolo di Repubblica in occasione dell’uscita del film “Il Distacco” che evidenzia lo stato drammatico della scuola americana fuori dalle stanze dorate delle istituzioni di eccellenza, spesso private. E’ titpico di non conosce la situazione citare a vanvera modelli non solo non facilmente riproducibili, ma neppure nel loro complesso “positivi” nei loro risultati

Lontani anni luce da Harvard & co.

Ritratto (senza sconti) della scuola Usa

“Detachment – Il distacco”, dal 22 giugno nelle nostre sale, mostra senza reticenze l’universo dell’istruzione pubblica a stelle e strisce. Quella di periferia: tra insegnanti depressi, alunni violenti e genitori minacciosi. Protagonisti Adrien Brody e la Christina Hendricks di “Mad Men”

ROMA – Se pensate che qui in Italia, a causa dei tagli e della progressiva perdita di centralità, il sistema scolastico sia ormai pieno di falle, difetti e debolezze, potete consolarvi – assai tristemente – guardando da vicino l’istruzione a stelle e strisce. Quella pubblica, periferica: lontana dalle eccellenze, dalle università a cinque stelle, dagli istituti privati tutti competitività e merito. Perché, al di là di questa ampia zona di privilegio, la normalità, negli States, è fatta dell’altra faccia della medaglia. Degradata, abbandonata a se stessa, depressa, violenta, consapevole della sua sostanziale inutilità. Irredimibile, verrebbe da dire: se non fosse per alcuni singoli episodi, situazioni virtuose che spezzano il circolo vizioso tra disinteresse degli studenti e scoraggiamento degli insegnanti.

E’ proprio su questo universo, spesso rimosso dalla narrazione hollywoodiana, che si concentra Detachment – Il distacco, film in arrivo il 22 giugno nelle nostre sale. Diretto da Tony Kaye di American History X, vincitore di premi in una serie di festival in giro per il mondo – da Deauville a San Paolo, passando per Tokyo – è un ritratto sconvolgente dell’american way of life. Visto attraverso gli occhi di un supplente (l’Adrien Brody di The Pianist), chiamato per un mese in una scuola superiore di un quartiere popolare, di quelle dove tutto va storto: gli allievi minacciano continuamente i professori (“ti faccio violentare dai miei amici”, dice una ragazza afrioamericana alla docente bianca, interpretata dalla Christina Hendricks di Mad Men, che l’ha sospesa); spesso anche i genitori compiono intimidazioni di ogni sorta, spalleggiando i figli contro l’istituto; la preside, Marcia Gay Harden, sembra ormai rassegnata e cerca solo di limitare i danni.

In questo contesto si muove il protagonista, alle prese anche con una situazione familiare complicatissima. Il tutto in un contesto in cui emergono lo squallore e la disperazione della vita in periferia, mondo cupo e sottilmente violento, popolato da gente che ha pochi soldi da spendere e nessun sogno a cui aggrapparsi: persone come lui, appunto, che si sposta per la città a bordo di autobus notturni, vive in appartamenti fatiscenti e incontra personaggi borderline. Come la giovane prostituta (Sami Gayle) di cui finisce, quasi suo malgrado, per prendersi cura. O come la studentessa sovrappeso Meredith, interpretata dalla figlia del regista, Betty Kaye.

Un universo senza colori e senza redenzione, soprattutto nella prima parte del film. Perché poi, proseguendo il racconto, qualche rapporto umano che il supplente riesce a creare all’interno della scuola fa sorgere – anche nel pubblico – una piccola, debolissima e proprio per questo preziosa speranza. Come ha sottolineato anche il regista: “In fondo, con questo film volevo parlare d’amore. E in generale credo che il cinema debba sì intrattenere, ma con la luce dell’intelligenza”. E soprattutto, nel caso specifico, senza fare alcuno sconto consolatorio allo spettatore.

(04 giugno 2012) La Repubblica di Claudia Morgoglione

Trailer (in inglese, quello in italiano non è ancora disponibile su You Tube…)

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