#scuola #dimensionamento Sentenza Corte Costituzionale boccia provvedimento

Ancora nessuna notizia sull’udienza di ieri del TAR Lazio sul ricorso che ci coinvolge come Municipio XVII. Intanto, proprio ieri, la Corte Costituzionale ha “bocciato” la norma che ha imposto i dimensionamenti. Non sappiamo ancora quali saranno gli effetti, ma una concreta possibilità è che tutto venga azzerato e si torni alla situazione di partenza. Per noi, come per tutti, sarebbe una soluzione comunque “positiva”. Abbiamo come altri “subito” tale processo, anche se siamo riusciti a evitare con esso lo smembramento della nostra scuola. Vedremo, e comunicheremo appena abbiamo novità, che cosa succederà.  Peccato per il tempo, le energie ed i costi di un processo durato molti mesi.

La Corte Costituzionale boccia il dimensionamento

Secondo la sentenza ‘illegittimi’ gli accorpamenti decisi dal govenro Berlusconi. E i risparmi?

FLAVIA AMABILE (La Stampa)

E ora quanto ci costerà quest’ennesima marcia indietro? La Corte Costituzionale ha bocciato il dimensionamento scolastico varato dal governo Berlusconi lo scorso luglio di fronte all’incalzare dello spread e della crisi economica. E’ una misura che in quest’anno scolastico appena trascorso ha condizionato le scelte e la vita di studenti , docenti e professori. Era stato previsto l’obbligo di accorpamento in istituti comprensivi delle scuole dell’infanzia, elementari e medie: per acquisire l’autonomia “devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ma ne bastano 500 “per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.

La norma era operativa già a partire dal settembre successivo ed è stata una corsa da nord a sud a limare, unire, decidere accompagnati da polemiche, levate di scudi, cori di genitori, insegnanti e dirigenti che si opponevano a quella che è sempre stata considerata da più parti una forzatura dei bisogni reali. Ragazzi sono stati iscritti in scuole a decine di chilometri di distanza da quelle di due anni fa, professori costretti a perdere classi e alunni e cambiare del tutto istituti, a volte anche materia di insegnamento.  Tutto inutile: duemila scuole sono saltate, altrettanti dirigenti sostituiti da reggenti.

In realtà tutto inutile due volte perché le Regioni non erano rimaste inerti ad assistere al dimensionamento. Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Sicilia, Puglia e Basilicata hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale e i giudici hanno accolto la loro richiesta: con la sentenza 147 del 2012 il presidente Alfonso Quaranta ed il giudice redattore Sergio Mattarella hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale di una parte dell’articolo 19, comma 4 del decreto legge 98 del 2011, vale a dire il dimensionamento. Secondo la Corte Costituzionale è “costituzionalmente illegittimo” per violazione dell’articolo 117, terzo comma della Costituzione (quello che determina le competenze legislative di Stato e Regioni), “essendo una norma di dettaglio dettata in un ambito di competenza concorrente”. Insomma su questa materia le Regione hanno poteri esclusivi.

E adesso inizia la battaglia. L’Anief annuncia ricorsi su tutti i decreti regionali che hanno determinato cancellazioni e accorpamenti delle scuole. Secondo voi quanto costerà tutto questo invece di produrre i risparmi sperati?

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