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Dal Corriere della Sera

I «genitori-chioccia» generano figli ansiosi

Mamme e papà iper-protettivi non aiutano i bambini ad affrontare situazioni di paura e a superarle in modo positivo

Genitori protettivi generano figli ansiosi

MILANO – Secondo uno studio australiano pubblicato sul giornale scientifico PlosOne i bambini esageratamente (sor)vegliati e difesi dai genitori hanno più possibilità di diventare ansiosi in futuro.

I GENITORI-ELICOTTERO –In inglese si chiama “helicopter parenting”, un termine peggiorativo che viene usato oramai da decenni per descrivere quei genitori che, come elicotteri, ronzano perennemente sopra la testa e la vita dei propri figli. Un’iper-presenza sia fisica che psicologica, che è troppa in termini quantitativi ma anche spesso sbagliata in termini qualitativi. Nel senso che, magari con le migliori intenzioni, c’è un coinvolgimento eccessivo nella vita della prole, perdendo poi di vista ciò che è veramente importante per le persone che sono i propri figli. Oltreoceano è un atteggiamento attribuito principalmente alla famosa generazione dei baby-boomers, quelli nati nel dopoguerra (tra il 1946 e il 1964), quelli che, una volta diventati genitori, svegliano tutte le mattine i loro «bambini» perchè non arrivino in ritardo a lezione, magari al college, probabilmente via telefonino (che il professore americano Richard Mullendore ha definito «il cordone ombelicale più lungo del mondo»). Una forma di «chiocciamo» che, se nel mondo anglosassone è tendenzialmente considerata eccessiva e dunque da tempo oggetto di dibattito e studi, nella latina e vecchia Italia è tanto strano quanto bersi un caffè al mattino, dopo la sveglia genitoriale, appunto. Ma tutto ciò ha un prezzo.

LO STUDIO AUSTRALIANO – Ricercatori del Centro di Salute Emotiva dell’ Università Macquaire di Sidney hanno condotto uno studio su 200 bambini. Testati la prima volta in età prescolare, sono stati rinnovato oggetto di studio cinque anni dopo (e verranno nuovamente valutati fra altri tre anni). Ai bambini veniva richiesto di eseguire una serie di esercizi con le mamme accanto. Le mamme erano tenute ad aiutare solo se era necessario, ad osservare il proprio comportamento e quello del bambino, e a rispondere a domande quali «Vesto mio figlio anche se è capace di farlo da solo?». Risultato: i figli delle mamme che aiutavano troppo, anche quando il bambino non ne aveva bisogno, sembrano essere più ansiosi e inibiti, più riluttanti ad aprirsi e a esplorare situazioni nuove. E, naturalmente, i figli di genitori più ansiosi, sono più ansiosi. Ansia ed eccessivo coinvolgimento materno, dicono i ricercatori, predicono in maniera significativa una diagnosi clinica di ansia più avanti negli anni.

IL CANE E LA PAURA – E’ anche vero che a volte i comportamenti da mamma-chioccia scattano in particolare quando il pargolo, di suo, si mostra inibito e ansioso. Ma questo, secondo i ricercatori, non è un motivo corretto per giustificare reazioni parentali troppo difensive. «Un genitore può guidare la risposta del bambino a una situazione modellando un comportamento coraggioso», fa notare la professoressa Jennifer L. Hudson, una delle ricercatrici. Gli adulti, cioè, dovrebbero aiutare i piccoli a affrontare le situazioni potenzialmente paurose, come per esempio l’incontro con un cane, in modo che il bambino possa fare l’esperienza e superarla positivamente. Se la mamma, invece, ha paura del cane, o per iper-protezionismo priva il bambino di quell’esperienza, non gli darà l’opportunità di sviluppare gli strumenti per affrontare al meglio la situazione che ha generato l’ansia, e il bambino crescerà più insicuro e ansioso, meno preparato ad affrontare una situazione potenzialmente paurosa in futuro. Più del cane che morde, il pericolo è del cane che si morde la coda, dunque. Invece, conclude Hudson «bisogna lasciare che il bambino viva il momento d’ansia, e stimolare un comportamento coraggioso di risposta».

Carola Traverso Saibante

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