#scuola Studi Umanistici non in contrasto con quelli scientifici

Abbattere le due culture di Roberto Carnero (Domenicale del sole 24 Ore, 2 Settembre, 2012)

Nel nostro Paese si è spesso lamentata, a proposito della scuola e più in generale del sistema dell’istruzione (compreso quin
di anche il livello universitario), l’antica e irrisolvibile separazione tra i cosiddetti “due saperi” (si veda anche l’articolo di David Lodge in copertina di questo numero), cioè quello umanistico e quello scientifico. Se è vero che l’impostazione è ancora, di base, quella gentiliana, è anche vero che negli ultimi anni varie riforme hanno posto dei correttivi sostanziali alla centralità della cultura umanistica, ampliando lo spazio delle scienze e delle nuove scienze (informatica in primis). Si veda ad esempio il liceo delle scienze applicate (o liceo scientifico-tecnologico), uscito dal riordino della scuola secondaria voluto dalla Gelmini, nel quale si è deciso di dare un peso maggiore a discipline quali matematica, fisica, biologia, informatica (ma forse – sia detto per inciso – si poteva evitare di togliere il latino, decisione che ha impoverito inevitabilmente lo spessore culturale di questo genere di scuola).
Per questo ci sembra vada salutata con favore l’uscita di tre antologie incentrate proprio su una disamina del rapporto tra la materia umanistica per eccellenza, cioè la letteratura, e gli altri ambiti che determinano il profilo di un’epoca e di una società, vale a dire la scienza, la tecnica, il diritto, l’economia. Sono tre libri “di scolastica”, come si dice in gergo, cioè non presenti nel normale circuito delle librerie che trattano la varia, ma soltanto in quelle dove rivendono i libri di testo per le scuole. Un genere di opere – la manualistica scolastica – che per inveterata prassi normalmente non vengono recensite sulle pagine culturali dei giornali. Ed è un peccato, perché in questi ultimi anni non c’è settore editoriale che sia stato attraversato da innovazioni altrettanto rilevanti (dai contenuti alla grafica, fino al discorso dell’integrazione, resa obbligatoria per legge a partire dal 2008, tra carta e multimedialità).
I tre volumi – il cui titolo comune è”La letteratura incontra la società” – sono pubblicati da Pearson-Paravia e affrontano ciascuno un particolare periodo storico: il primo copre l’arco cronologico dal Medioevo al Cinquecento (pagg. 96, € 4,50); il secondo quello dal Seicento all’Unitàd’Italia (pagg. 80, € 4,50); il terzo il periodo dall’età postunitaria ai giorni nostri (pagg. 128, € 5,00). Li ha scritti Giuseppe Zaccaria (insieme con la figlia Sara), docente di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e autore, insieme con Guido Baldi, Silvia Giusso e Mario Razetti, del manuale di letteratura per il triennio delle scuole superiori più adottato negli istituti di tutta Italia (pubblicato da Paravia, il suo titolo storico era “Dal testo alla storia, dalla storia al testo”, mentre l’ultima edizione, novità 2012, Si intitola “Il piacere dei testi”).
Ebbene, ci sembra che sia la prima volta che si tenta, in un’opera pensata per la scuola, una trattazione sistematica dei rapporti tra letteratura e mondo scientifico-tecnologico in una prospettiva diacronica.
Obiettivo di Zaccaria non è tanto di riaffermare il principio gramsciano in virtù del quale è la struttura (cioè il dato materiale ed economico) a determinare la sovrastruttura (l’arte). Del resto già Engels polemizzava con i seguaci del “marxismo volgare”, cioè con coloro che ritenevano esistere soltanto una relazione univoca tra struttura e sovrastruttura, nel senso che fosse la prima a determinare la seconda, e non anche viceversa, come Marx aveva, seppure cautamente, ipotizzato. Merito del lavoro di Zaccaria è, invece, proprio quello di mostrare le interconnessioni reciproche.
Così Giuseppe Zaccaria spiega il senso dell’operazione: “La tradizionale separazione tra le “due culture” determina il rischio che a scuola lo studio della letteratura possa apparire ai giovani lontano e poco coinvolgente. In questi volumi ho cercato invece di stabilire un rapporto più stretto ed evidente fra la letteratura e alcuni dei problemi con cui noi tutti siamo chiamati comunemente a confrontarci. Sono i problemi che, già avvertiti in passato, hanno acquistato ai giorni nostri una crescente e a volte decisiva attualità, soprattutto per quanto riguarda le prospettive di una generazione che si interroga sul proprio futuro in modo problematico. Una generazione che cerca risposte a
una crisi che coinvolge, nelle sue complesse dinamiche, la dimensione sociale dello sviluppo tecnico-scientifico, dell’economia e della giustizia”.
Insomma, non sembra un caso che un’opera di questo tipo esca proprio oggi, nella particolare congiuntura non solo economica, ma anche etico-politica, che stiamo attraversando. Un’opera impegnata, dunque, come si vede passando in rassegna gli autori e i testi antologizzati.
Di economia clandestina e di lavorò nero si parla con un testo di Roberto Saviano; di speculazione finanziaria e distribuzione delle ricchezze nel mondo globalizzato trattano due brani, rispettivamente del sociologo Luciano Gallino e del giurista Guido Rossi.
Ma siamo partiti dalla fine, cioè dai testi che affrontano la situazione attuale. Iniziando invece con il primo volume, troviamo Boccaccio, attraverso il quale viene esemplificato il passaggio dall’economia feudale a quella mercantile, e con lui Marco Polo, poi Ludovico Ariosto che in alcune ottave dell’Orlando furioso racconta l’invenzione della polvere da sparo, che segna la fine dello scontro “cavalleresco” a vantaggio di un nuovo e se vogliamo più brutale modo di combattere. Dopo Leonardo da Vinci e Leon Battista Alberti, seguono, nel secondo volume, le scoperte di Galileo, l’illuminismo di Voltaire, Parini, Pietro Verri, per arrivare alle riflessioni sul capitalismo e sull’avanzata della classe operaia di Adam Smith e Friedrich Engels.
Mutamenti epocali, questi ultimi, ben descritti in ambito narrativo da un autore come Charles Dickens. Del quale viene presentato un brano tratto dal romanzo “Tempi difficili”. Tema: la solitudine e l’alienazione dell’operaio. Due condizioni, solitudine e alienazione, anche oggi drammaticamente attuali, pur in un contesto economico e produttivo completamente diverso.

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