#scuola Riduzione percorso scolastico: Il problema è il “come” ed il “perchè”

Tornano voci di progetti per ridurre la durata del percorso scolastico, arrivando al diploma a 18 e non 19 anni. Si citano modelli esteri. Il problema  è che si tende a prendere un modello specifico (una norma, una tecnica, etc.), che funziona bene in altri paesi (quando è vero, il che non sempre succede!) in quanto integrato in una cultura ed un sistema di altre norme, tecniche, strutture che sono essenziali al suo buon funzionamento, ed innestarlo in un contesto diversissimo, privo di tutto il necessario contorno.

Si finisce quindi di solito per  peggiorare le cose “sfasciando” quello che, poco o tanto, stava ancora funzionando ed “il nuovo” ha minime chance di successo.

Nel caso specifico sembra bizzarro aspirare ad un percorso scolastico più breve nel momento in cui sembra evidente che le esigenze di formazione sono in crescita. Chiediamo da un lato alla scuola di estendere sempre più il perimetro degli insegnamenti e dall’altro riduciamo il tempo a disposizione?

Ipotesi diploma in 12 e non più in 13 anni.
Sindacati: “Blitz del ministro Profumo”

Dopo un incontro le organizzazioni dei lavoratori della scuola insorgono: viale Trastevere intende avviare una sperimentazione in una decina di istituti. “Una follia che non ha fondamento logico e partirebbe senza confronto”. Il dicastero smorza: “Riflessione necessaria, ma mai entrata in agenda”

di SALVO INTRAVAIA

Una sperimentazione per ridurre da 13 a 12 anni  il percorso scolastico. Di fronte a quella che sarebbe l’intenzione del ministero i sindacati insorgono. “E’ una follia – sbotta Domenico Pantaleo, leader della Flc Cgil – che non ha nessun fondamento logico e soprattutto partirebbe senza nessun confronto”. “L’avvio di una sperimentazione che rimette in discussione la struttura dei percorsi di studio, mentre ancora si sta completando l’attuazione di una recentissima riforma degli ordinamenti, non ci trova affatto d’accordo”, aggiunge Francesco Scrima, della Cisl scuola. Mentre l’Anief parla di “blitz del ministro Profumo”. “Un ministro dimissionario – dice Marcello Pacifico – non può allontanarci dall’Ocse, cancellare il tempo scuola garantito dalla Costituzione e far sparire altri 50mila posti”.

Anche la Uil scuola, che ha postato sul proprio sito un dettagliato resoconto dell’incontro di oggi a viale Trastevere, è critica. “Il problema va capovolto: prima va affrontato in modo serio il problema della stabilizzazione dell’organico e la creazione dell’organico funzionale, successivamente si può avviare un confronto sulla materia. Senza un’intesa, tale riforma rappresenta semplicemente una ulteriore riduzione di organico, cosa di cui la scuola non ha bisogno”. “Un colpo di mano di gravità inaudita – dichiara la Gilda con Rino Di Meglio – e in totale disprezzo dei sindacati e del nuovo governo che è in procinto di insediarsi”.

Ma dopo il fuoco di fila dei sindacati, il ministero smorza le polemiche: “Semplici ipotesi che non verranno mai” rese operative da questo governo. “Questa riflessione, pure necessaria e doverosa – aggiungono a viale Trastevere – non è mai entrata e mai entrerà, tanto meno ora quando la legislatura è alle ultime battute, nell’agenda politica del ministro”. Eppure qualcuno parla di due decreti pronti per la firma. Si tratterebbe di provvedimenti per avviare tre diverse sperimentazioni in una decina di scuole italiane. Qualche mese fa il ministro Francesco Profumo ha insediato una commissione per valutare la possibilità di accorciare il percorso scolastico e consentire ai giovani italiani di diplomarsi a 18 anni e non a 19 come avviene adesso. Lo scopo è quello di avvicinare l’Italia all’Europa e consentire ai ragazzi italiani di accedere prima al mercato del lavoro.

Le tre sperimentazioni riguardano tutti gli ordini di scuola. La prima prevede la riduzione da tre a due anni della scuola dell’infanzia anticipando l’accesso alla primaria a cinque anni. Seguendo questa strada il curricolo resterebbe di 13 anni, ma si andrebbe incontro agli inconvenienti derivanti dall’anticipo scolastico generalizzato, già stigmatizzato dalle maestre italiane. La seconda strada è stata definita dai sindacati un revival della riforma Berlinguer, che aveva approvato la riduzione del primo ciclo a sette anni. L’ipotesi è di ridurre a un solo anno la quarta e la quinta elementare oppure la prima e la seconda media.

La terza via prevede, infine, la riduzione delle scuole superiori a quattro anni, attraverso la riduzione in semestri del primo biennio della secondaria di secondo grado. A quel punto il percorso delle superiori verrebbe accorciato e gli studenti si diplomerebbero a 18 anni. Ma i sindacati promettono di impugnare gli eventuali decreti. Durante la riunione di questa mattina erano usciti anche i nomi delle scuole in cui attuare la sperimentazione: una decina di istituti a Napoli, in Puglia, a Milano, in Sicilia e a Roma.

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