Il valore della #indipendenza: Lasciate che i vostri figli si separino da voi

Per una serie di motivi (maggiori libertà in casa, maggiori difficoltà all’esterno, etc.)  i ragazzi di oggi hanno molta meno voglia di staccarsi dal nucleo familiare e andare a vivere da soli. Spesso, tuttavia, anche quelli che lo vorrebbero, vengono scoraggiati e “convinti” a restare da genitori che, pur citando convenienza economica (così metti via i soldi per …), sicurezza e comodità varie in realtà non accettano volentieri il distacco.

Al contrario, seppur oggi per un giovane è difficile mantenersi da solo, dovremmo come genitori cercare di spingere in questo senso, anche con esperienze “temporanee”.

Uno stage all’estero, vivendo con altri ragazzi, può fare miracoli, per lo meno nel far poi apprezzare cose date per scontate (quelle descritte nell’articolo qui sotto).

Per incentivare il passo definitivo, ragionando da “economisti” occorre agire sul “sistema di incentivi”.

Per chi rimane, giusto far “pagare” un contributo alle spese di casa (riducendo la differenza rispetto ad avere casa propria). Al contrario, si può definire un “contributo” (anche come “prestito d’onore”) per integrare nel pagamento delle spese “fuori dal nido”.

Ma oltre agli aspetti strettamente economici, occorre rendere l’uscita attraente dal punto di vista lifestyle. La vita in casa dei genitori ha numerosi benefit. Cerchiamo di mantenerne alcuni come “esclusivi” del vivere da soli. Ad esempio: orari di rientro, a prescindere dall’età, dormire fuori, “visiting rights” per partner etc.

PS mia figlia a 16 anni andrà a vivere per 3 settimane in appartamento a Londra…vi saprò dire

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L’estate dell’indipendenza

Lorenzo Gasparrini per GenitoriCrescono, blog di Fattoremamma Network

Era l’estate del ’99, l’estate della mia casa da solo, della mia prima casa.

In famiglia la presero malissimo, quella decisione: ci sentivano una condanna verso il loro ambiente, la loro casa, la loro storia. In parte lo era anche, ma era più il mio desiderio di fare le cose da solo. Non perché c’entri qualcosa la solitudine, quella c’era già, quanto l’indipendenza, che allora mi pareva un valore da conquistare.

Nel vivere da soli s’imparano una serie di cose che ritengo indispensabili per poi vivere civilmente insieme ad altri – non c’è altro modo, temo. Il valore della pulizia non puoi capirlo finché non pulisci tu, caro amico che ti disinteressi di centrare il water col tuo idrante. Il valore di saper cucinare non lo puoi capire finché non finisci all’ospedale dove dei gentili medici ti spiegano che una dieta di soli conservati freddi (alcolici inclusi) è tanto rapida da preparare quanto poco salutare. Il valore del mettere le cose al loro posto lo impari solo quando cammini sbadatamente su qualche tuo bene prezioso, distruggendolo.

E impari il valore dei rapporti umani, che diventano subito – “davvero vivi da solo?” – quantitativamente moltissimi mentre la loro qualità media si abbassa sensibilmente; finché non ti ritrovi, a volte, casa invasa da persone con le quali scopri di non avere nulla a che spartire. Mentre poi a pulire sei sempre tu, ovviamente. Una gran bella palestra pure per i sentimenti, non c’è che dire.

Allo stesso modo la tua casa sistema gli affetti come la casa con i tuoi genitori dentro non potrà mai fare. La fine di mille legami e di tante piccole abitudini costringono a ripensare la reale importanza di una presenza, o anche solo di una telefonata. Può sembrare crudele imparare dall’assenza ma, fatti alla mano, ci sono poche altre esperienze più formative. Ahinoi.

Ah, dimenticavo: scoprii anche l’esperienza di “tornare a casa” – dato che era la mia casa. Ha un altro sapore, rispetto a quando non è la tua.

In questi giorni in cui la mancanza di un impegno quotidiano fa scontrare i miei figli con la loro volontà di fare mille cose diverse e l’impossibilità logistica di accontentarli, vedo e sento dei segni d’insofferenza che sono – lo so, come non potrebbero esserlo? – l’inizio di un percorso di indipendenza, d’altronde naturalmente già cominciato da un pezzo. Lo sento da tante parole, da qualche sbuffo, da una tensione generale molto salita: sarà la noia? Sarà la fine di una routine? E’ linizio di qualcosa che li porterà, un giorno, in una casa loro, in una vita “loro”, un cammino fatto di tante tante piccole indipendenze quotidiane.

E’ l’inizio di un altro compito molto complicato per un padre: maneggiare l’indipendenza dei figli. Un compito molto estivo: fa caldo, c’è il sole, c’è voglia di uscire, andarsene fuori e non stare a sentire nessuno. Ce l’hanno anche a tre anni, ho notato.

Articolo originale disponibile qui

 

1 Commento

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Una risposta a “Il valore della #indipendenza: Lasciate che i vostri figli si separino da voi

  1. maresa berliri

    grazie Andrea. Sia questo articolo che il precedente sull’eccesso di controllo sono molto interessanti. Nella mia famiglia – con un figlio di anni 15 – si discute di fiducia e autonomia e anche di controllo, cose queste complicate, per entrambi (sia noi genitori, che loro ragazzi).
    Maresa

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