Regole per difendersi dagli sconosciuti ma, ancora di più, da tutti gli altri

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Questo articolo riporta una “checklist” di suggerimenti per i bambini (specie i più piccoli) che, specie in estate, passano più tempo lontani dai genitori. E’ utile spiegare esplicitamente e preparare i bambini, nei limiti del possibile, a gestire “emergenze”. Non mi piace i titolo dell’articolo, che rinforza la falsa equazione sconosciuto = pericolo, smentito nello stesso articolo che porta evidenza, arcinota, per cui salvo eccezioni tutti i “pericoli” vengono da persone nella cerchia familiare o, comunque, delle persone che hanno rapporti continuativi con il bambino e, quindi, non sono percepiti come “sconosciuti”.
Bene mettere in guardia, ma non bisogna a mio avviso nemmeno instillare un timore irrazionale verso il prossimo. Bene dare regole per sapere a chi, con maggior fiducia, rivolgersi in caso di bisogno e quali segnali di allarme cogliere nei comportamenti.

Stranger = danger. 10 regole da insegnare ai figli

Con l’arrivo delle vacanze i nostri figli passano più tempo all’aperto o lontani dai genitori, esplorano e si godono la loro libertà facendo nuove esperienze di crescita. Qualche consiglio per insegnare loro a “ripensare” il rapporto con gli estranei, anche a costo di risultare meno educati del solito, e mettersi in guardia da eventuali pericoli

DI STEFANIA MEDETTI per D.repubblica.it

Il fatto che il proprio figlio possa essere portato via da uno sconosciuto è un’ipotesi che terrorizza ogni genitore. Eppure, dicono le statistiche, meno del 2% delle scomparse di bambini è inquadrabile nell’immagine stereotipata di uno sconosciuto malintenzionato. La maggior parte, invece, è frutto di allontamenti volontari, sottrazioni da parte di membri della famiglia o comunque di persone conosciute. Inoltre, dal 1990 al 2011, fa sapere il National Center for Missing & Exploited Children americano, la capacità di rintracciare un bambino di cui si sono perse le tracce è passata dal 62% al 97% dei casi. Dunque? «Dunque, la paura rimane. Anche perché i media finiscono per passare sotto una lente di ingrandimento fatti di cronaca che toccano l’emotività delle persone, in primis di mamme e papà», commenta Simona Lauri, psicologa clinica strategica e mental trainer (www.milano-psicologa.it). Dalle colonne del Washington Post, David Finkelhor, uno dei massimi esperti sull’argomento e direttore del centro di ricerca Crimes Against Children dell’Università del New Hampshire, conferma: «I casi di bambini scomparsi che arrivano sui giornali tendono a distorcere la percezione di quanto spesso e per quali ragioni i bambini scompaiono».

In Europa, scompaiono ogni anno 250 mila bambini, secondo le ultime statistiche rese note in questi giorni da Missing Children Europe (missingchildreneurope.eu), la federazione che ha attivato la hotline 116000 (116-000.it) e che rappresenta trenta organizzazioni non governative a tutela dei bambini in venticinque Paesi. Il 50% dei casi gestiti nel 2013 sono costituiti da allontanamenti volontari, di cui solo il 7% ha per protagonisti bambini di età inferiore ai 12 anni e il 55% sono casi recidivi. Il 36% delle scomparse riguarda bambini sottratti dai genitori: ogni anno, in Europa si conta un milione di divorzi e non va dimenticato che le coppie formate da genitori di nazionalità diversa sono il 13% del totale. I bambini che scompaiono senza una ragione apparente, come quelli che si smarriscono, che si feriscono o di cui non si conoscono le ragioni dell’allontanamento sono il 10%. Infine, i minori migranti non accompagnati di cui si perdono le tracce sono il 2% totale dei bambini scomparsi. La metà di questi ultimi, tendenzialmente, sparisce entro 48 ore dall’arrivo in un Paese europeo per finire, molto spesso e putroppo, nelle mani di sfruttatori.
Per Finkelhor, dunque, esistono alcuni miti da sfatare. Per esempio, non è vero che il numero di bambini scomparsi tenda a crescere. Secondo i dati dell’Fbi, dal 1997 al 2011, le denunce di scomparsa (di persone di ogni età) sono calate del 31%. In questo, i cellulari hanno giocato un ruolo importante, ma contano anche una legislazione più aggressiva nei confronti di crimini che hanno per vittime i bambini e un sistema di ricerca, come Amber Alert (www.amberalert.gov/), che rende immediatamente e capillarmente nota la scomparsa di un minore attraverso mezzi di comunicazione e segnaletica stradale. Alla data di fine maggio, questo sistema ha permesso di riportare a casa 692 bambini negli Stati Uniti. Il tempo, dicono gli esperti, è una variabile chiave nei casi di rapimento da parte di uno sconosciuto, perché la tempestività dell’azione impatta positivamente sulla possibilità di rintracciare un bambino sano e salvo.

Fare i conti con l’indipendenza
Resta il fatto che la libertà di movimento dei bambini e dei ragazzi di oggi è decisamente più limitata rispetto a quella di cui hanno goduto le generazioni precedenti. Se nel 1926 un bambino di otto anni – secondo un esperimento condotto nel Regno Unito – poteva muoversi liberamente in un raggio di dieci chilometri, a un suo pronipote nel 2007 era permesso di allontanarsi a non più di trecento metri da casa. L’importante, a questo proposito, è individuare il confine fra sana ed eccessiva preoccupazione: «Quando le paure di un genitore finiscono per prendere il sopravvento e iniziano ad intaccare lo svolgimento della vita dell’intero sistema familiare, deve suonare un campanello d’allarme», avverte Lauri. Un discorso a parte vale per i figli adolescenti che potrebbero reagire alle manifestazioni ansiose dei genitori con un senso di ribellione e un desiderio di trasgressione, tipici della fase adolescenziale, ancora più accentuati. «Nel mio caso – racconta Susanna L. 54 anni, casalinga e mamma di due ragazzi di 17 e 23 anni -, ho cercato di creare un senso di fiducia con loro fin da piccoli, controllando, ma con discrezione e chiedendo sempre la verità. Le mie regole sono state chiare fin dall’inizio: il rispetto degli orari, la condivisione dei posti frequentati, una telefonata per annunciare un ritardo».

Dieci idee per insegnare a proteggersi contro lo “stranger – danger”
Per quanto nessuno vorrebbe mai trovarsi nella condizione di dover fare fronte all’emergenza di una scomparsa, il modo migliore per proteggere i proprio figli, spiegano gli esperti, è insegnargli a proteggersi. Da qualche tempo a questa parte, gli Stati Uniti hanno invertito la rotta sul cosiddetto “stranger – danger”, il pericolo dello sconosciuto e hanno iniziato a istruire i bambini sull’importanza di proteggersi dalle richieste dei grandi. Il decalogo di buone pratiche comprende:
1) Evitare il termine “sconosciuto”, perché rischia di confondere i bambini che hanno più di un’occasione per vedere i propri genitori scambiare qualche parola con una persona che non conoscono. Aiutateli piuttosto a fare attenzione ai comportamenti delle persone che si incontrano. Per esempio, ricordategli che gli adulti non chiedono mai aiuto ai bambini e a questo bisogna sempre prestare attenzione. Una fra le scuse più comuni utilizzate per approcciare un bambino, infatti, è chiedere aiuto nel ritrovare un cucciolo smarrito
2) Se sono grandi abbastanza per muoversi senza di voi, invitate i vostri figli a non rimanere da soli, ma a spostarsi sempre in compagnia di un amico. Soprattutto, ricordate loro che è importante fare in modo che le loro strade non si dividano, mentre sono fuori dal vostro controllo
3) Spiegate ai bambini che quando si sentono in pericolo, le regole cambiano. Se un adulto li prende per mano per portarli via, ogni mezzo è buono per attirare l’attenzione, come urlare o far cadere oggetti se ci si trova in un negozio. Non dimenticate di dirgli che non saranno puniti se il loro dovesse rivelarsi un falso allarme
4) Insegnate ai vostri figli che devono sempre chiedere alla mamma e al papà se possono andare da qualche parte con un’altra persona, anche se è un parente
5) Istruiteli su modi non prevedibili di aggirare un potenziale problema: se un adulto in auto accosta mentre si cammina per strada e cerca di attaccare bottone, bisogna camminare in direzione opposta a quella in cui viaggia l’auto, perché a questo modo sarà meno facile essere seguiti. In ogni caso, per nessuna ragione, accettare di salire in macchina con una persona, anche se la scusa con cui si presenta è plausibile. Classico esempio: la mamma è in ospedale
6) Non date nulla per scontato. Dire a un bambino di andare alla cassa del supermercato nel caso in cui vi perdesse di vista non serve. Insegnategli a navigare la propria strada fra le corsie per arrivare da solo alle casse
7) Analogamente, esercitatevi a individuare insieme persone a cui chiedere aiuto nel caso in cui presentasse un’emergenza. Per esempio, una mamma con bambini o una persona con una divisa
8) A partire dai cinque anni, assicuratevi che i vostri figli conoscano il proprio cognome e imparino a memoria il vostro numero di telefono
9) Spiegate ai vostri figli che alcune parti del corpo (per semplicità, basta dire quelle coperte dal costume da bagno)sono private e che nessuno – un insegnante, un adulto, un parente – è autorizzato a toccarle. In ogni caso, è importante che vi facciano sapere se qualche comportamento li ha fatti sentire a disagio
10) Insegnate loro di riferirvi sempre se un adulto gli chiede di tenere un segreto, perché i bambini – ancora una volta – non sono i confidenti degli adulti.

La guida da scaricare
Una pubblicazione realizzata dal servizio 116.000 di Telefono Azzurro per insegnare ai genitori come spiegare ai bambini le regole di sicurezza, la gestione di uno smarrimento e la tutela rispetto ad adulti con cattive intenzioni, divisa per fasce d’età (5/8 anni, 9/12 e 13/17). Si scarica gratuitamente dal sito: qui

Gratuita anche l’App: qui

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