Scuola, Merito e Pace nel Mondo

Premessa: da giovane, a scuola ed all’università, ero un grande “evangelista” del “merito”, ed ero per questo svillaneggiato da tutti coloro che combattevano, da sinistra, la “selezione”. Gli stessi che oggi, preferendo sempre navigare di lasco e non di bolina, sono tutti ardenti ed intransigenti apostoli del merito, del privato etc. 

A parte una mia naturale tendenza (snobistica, lo ammetto) a trovarmi a disagio insieme alla “maggioranza”, non ho cambiato idea, nella sostanza, ma in questi anni mi sono reso conto di come certi concetti

– Abbiano portato a conseguenze negative, ove sono stati applicati in modo estremo ed acritico

– Siano applicati, da noi, male con colpa e spesso dolo) 

Infine, forse per l’incombente “vecchiaia”, di cui vado fiero, diffido sempre più dalle soluzioni semplici, dalle parole d’ordine.

Il merito…dire che “il merito” dovrebbe essere il criterio principale nella selezione, avanzamento, remunerazione delle risorse  è affermazione talmente ovvia da risultare banale. Per dimostrarlo basta provare ad affermare il contrario. Dire che devono essere premiati i “non meritevoli” è talmente stupido da dimostrare la banalità della prima affermazione. 

Il tema è: COME?

Siamo tutti “per la pace nel mondo”, ma ci si trova poi in situazioni dove l’affermazione generale si scontra con problemi di applicazione nella realtà non banali (che facciamo di fronte ad un genocidio?).

Quindi, benissimo, basiamoci sul merito, ma come? Chi è “meritevole”? Chi lo decide?

Parliamo del problema del “merito” nella scuola, visto che è qui che ultimamente il termine è stato speso con più “generosità”.

“Occorrono test obiettivi e uguali per tutti”, dicono alcuni.  Per decenni, mentre gli altri paesi adottavano gli “standard test” da noi non avevamo uno straccio di sistema di valutazione. Non appena, in quei paesi che per primi e con maggior pervasività li hanno adottati, sono cresciute le critiche e le evidenze degli impatti negativi di tali sistemi (se tutto dipende dal test, mi concentro su quello, non insegno altro) qui da noi siamo stati colti da una vera “febbre” da test (INVALSI). Ma, insieme alle mezze stagioni, sono scomparse anche le mezze misure?

“lo decide il dirigente, che deve essere in grado di gestire in autonomia la sua scuola”. Bene in teoria, se il “dirigente” è bravo. Il “meritevole” sarà probabilmente non quello “bravo”, ma quello che “non rompe i coglioni”, che si allinea, copre. Questo avviene sempre più anche nel privato, è regola nel pubblico. Occorre essere “entusiasti esecutori” e ogni deviazione non è consentita. Anche una giusta perplessità espressa, una cautela o verifica richiesta viene presa come una forma di insubordinazione o, se va bene, di scarso entusiasmo (i gufi) e motivazione.  Non mi sembra una grande idea quindi dare ai dirigenti pubblici un tale potere, specie in realtà sparse sul territorio dove si creerebbero dei veri feudi (lavori qui se fai quello che dico io…in molti sensi).

“Lo decidono i genitori e gli studenti” Il che è come dire, lo decide il “mercato”. Anche qui, la teoria è opinabile ma si può anche essere d’accordo. Peccato che questo approccio abbia portato al disastro del sistema americano (si citano sempre Harvard e le altre eccellenze, ma nel complesso il sistema è fallimentare). Si divaricano i rendimenti fra scuole di zone ricche da quelle in zone disagiate, si creano scuole “su misura” dove gli alunni (ed i genitori) non imparano il confronto e la convivenza con il “diverso” ma hanno il “prodotto” su misura. I “radical chic” la scuola per loro, i cattolici praticanti la loro (e allora perchè non anche gli islamici) etc.

Quindi, mi si dirà: e allora? Qual’è l’alternativa? Eh? Occorre pur fare qualcosa! Premesso che fare una cazzata (di cui si conoscono già le conseguenze) non è una soluzione, credo che la soluzione non sia semplice e non sia univoca.

Usciamo dai comizi o, come direbbe uno che conosco, dai “talk show” e evitiamo di pensare che tutto possa essere semplificato e risolto con un guizzo geniale. Occorre sudare sette camice, distinguere caso per caso e, soprattutto, creare un sistema equilibrato di “pesi e contrappesi”, di controlli incrociati che consentano di fare un passo avanti verso il riconoscimento del merito ed evitino, almeno in parte, il realizzarsi dei problemi visti altrove.

meritocraziaScuola

1 Commento

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Una risposta a “Scuola, Merito e Pace nel Mondo

  1. Maresa Berliri

    Il post su come debba essere trattata la questione del merito nella scuola mi trova d’accordo. Il come si fanno le cose è importante, anzi molto importante. Aggiungo alla riflessione di Andrea anche il fatto che, almeno in teoria, la nostra scuola dovrebbe essere centrata sulle competenze, sul saper imparare, sul saper fare e che questo è ritenuto più importante rispetto alla conoscenza di singole nozioni. Cosa è il merito? Anche su questo bisognerebbe riflettere.
    Circa i test Invalsi va anche detto che spesso e volentieri le scuole non utilizzano tutte le potenzialità che i risultati ai test potrebbero dare. I risultati dovrebbero essere, pur consapevoli dei limiti che essi hanno, oggetto di una riflessione da parte dei docenti delle classi alle quali si riferiscono. E spesso questo non avviene.
    In conclusione, sono convinta che il come si voglia premiare il merito nella scuola debba essere esaminato con cura, in modo da formulare poi proposte fattibili e utili.

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