Spendiamo male, non poco, per la #scuola

BLACK TEACHER WHITE STUDENTS

Il recente articolo di Attilio Oliva sul Corriere della Sera a commento dei dati OCSE mette a fuoco alcuni problemi della nostra scuola, evidenziando alcuni “luoghi comuni”.

Il livello di spesa non è, complessivamente, così inferiore in Italia che in altri paesi, compresi casi di eccellenza come la sempre citata Finlandia e Corea. Tutto il costo è tuttavia assorbito (mi sembra nell’ordine del 95%) dagli insegnanti che sono “troppi” in quanto:

– Utilizzati per coprire ruoli che altrove utilizzano altre figure professionali di minor costo, maggiori competenze specifiche (lettori, assistenti di laboratorio etc.)

– Funzionali ad un numero eccessivo di materie. TROPPE! Purtroppo ogni riforma pretende di aggiungere le “buzz word” del momento (ieri internet, oggi il “coding”) cercando di inseguire, nella migliore delle ipotesi, esigenze di inserimento sul lavoro di breve periodo, sicuramente superate quando i ragazzi saranno fuori. E si trascurano le “basi”, le materie che aiutano a crescere ed insegnano “ad imparare”

– Con orari e calendari troppo lunghi. La scuola deve essere costruita per insegnare, non deve essere un baby parking per le famiglie che lavorano. La loro giusta esigenza può e deve essere soddisfatta, magari anche all’interno delle strutture scolastiche, ma con altre risorse.

Non esistono facili soluzioni, come già evidenziato. A mio avviso la miglior proposta è quella avanzata, anni fa, da Claudio Cremaschi (si veda questo post). L’opportunità è costituita dal grande numero di insegnanti che andranno in pensione nei prossimi anni, consentendo un radicale cambio passo senza traumi sociali.

La bozza di riforma appena presentata non sembra affatto andare nella giusta direzione.

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