#scuola #maturità Cambiamenti sempre in peggio

Maturità: oggi terzo e ultimo scritto, il 'quizzone'

I giornali riportano la notizia di una nuova modifica dell’esame di maturità.

Per motivi strettamente economici, si parla di ripristinare la commissione solo interna, con un presidente esterno.

A questo punto, per essere valutati da chi già lo fa da anni, tanto vale abolire l’esame e risparmiare tempo, soldi e “patemi” per un rito ormai stantio e di nessuna utilità.

Come in molti altri campi, le “riforme” che si sono succedute, con diversi governi, hanno “peggiorato” e soprattutto “pasticciato”. Poi dicono che uno diventa “conservatore”…sempre più spesso la politica più avveduta è non cambiare nulla, anche se imperfetto è sempre meglio di quello che viene dopo.

Ho 53 anni ed ho fatto la maturità nel 1980 o giù di lì. Entravo con una buona media, otto e qualcosa, considerando che frequentavo un prestigioso liceo classico dove i voti non erano regalati. Mi sono preparato al meglio e sono uscito con 60/60.

Ho lavorato sodo ma, arrivando preparato, senza corse finali o particolari patemi d’animo (l’unico la mattina in cui uscivano le materie dell’orale…io avevo preparato anche “la terza” ma oggettivamente se mi avessero dato “la quarta” il 60 me lo scordavo).

Oggi, per chi non lo sapesse, la maturità è un sistema barocco di crediti che iniziano a contare dal terzo anno delle superiori. Se uno studente non ha una media del 9 per tutti i tre anni, e non fa un esame perfetto, può scordarsi il 100/100 (che sostituisce il 60) ma difficilmente può arrivare anche al 90/95.

Si assiste ad un duplice fenomeno. Il primo, scontato, è che chi frequenta scuole “facili” con voti dati con maggiore liberalità, ha un innegabile vantaggio. Molti cambiano scuola negli ultimi anni proprio per godere di questo vantaggio, anche se a scapito della preparazione generale.

Il secondo, che ho purtroppo visto in prima persona in praticamente tutte le scuole/classi, è che vengono identifcati ad un certo punto “gli eletti”, coloro che possono/devono arrivare al 100 ed i loro voti in pagella vengono alzati oltre ogni “ragionevole” valutazione. Spesso, ed è peggio, per qualche incomprensibile forma di “compensazione”, vengono anche abbassati i voti degli altri…

Sono personalmente convinto che si studi per imparare e non per il voto, ma il voto è importante per l’ammissione alle migliori università (per esempio Oxford e Cambridge non considerano domande da candidati sotto il 95), borse di studio ed altro.

Che fare quindi? Sono cresciuto in una scuola dove, i migliori, potevano avere tutti 8 e magari qualche 9. 10 in condotta e basta. Non ricordo 10 in altre materie. Ma il “sistema” consentiva di premiare chi aveva lavorato duramente, con bei risultati di uscita, valutati da una commissione esterna e quindi “imparziale”. Si “recuperava” il gap fra chi aveva durante gli anni precedenti voti “larghi” ma preparazione scarsa.

A che serve oggi l’esame di maturità così come è fatto? Se devo essere valutato dai miei insegnanti, e con una percentuale elevata del risultato che dipende dai miei voti pregressi, a che pro? Fra l’altro gli stessi insegnanti manterranno gli stessi favoritismi e le stesse “antipatie”. Nessuna possibilità di riscatto!

Si diceva che un tempo l’esame era una “lotteria”. Lo era solo in parte, come lo sono i calci di rigore alla fine di una partita. Chi arriva meno stanco, più lucido, più preparato vince ai rigori.  Dover presentare un ampio programma e “giocarsi tutto” (o quasi perchè, siamo onesti, potevi essere penalizzato nel voto ma se eri ammesso con un bel voto anche se, per mille motivi, “cannavi”, non ti bocciavano) in un esame era un rito di passaggio ed un primo allenamento alla vita, che riserva momenti “topici”, opportunità da cogliere o perdere in un momento.

Così com’è oggi, realmente, è a mio avviso inutile.

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