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Delibera Consiglio di Istituto su Revisione Dimensionamento Scolastico

Il Consiglio di Istituto del Parco della Vittoria, nel corso della riunione del 30 Settembre scorso ha deliberato come segue:

“Il Consiglio d’Istituto dell’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria,
preso atto della richiesta avanzata dalla Commissione Scuola del I Municipio di …, ritiene opportuno non riaprire per il prossimo anno scolastico la tematica dell’assetto emerso dal processo di dimensionamento scolastico, considerato che i parametri previsti dalla normativa di riferimento non sono mutati.

Ribadisce la necessità che attraverso ampi confronti si possa raggiungere una visione sistemica che vada al di là della singola situazione, nonché siano individuati criteri chiari, comuni, trasparenti e condivisi sulla cui base assumere eventuali, future decisioni.

Al contempo evidenzia, alla luce dell’esperienza dell’ultimo anno, che la distanza territoriale (3 Km.) tra la sede Leopardi e le altre sedi dell’Istituto comprensivo comporta difficoltà logistiche che possono influire sull’organizzazione.

In ogni caso, il Consiglio d’Istituto auspica che il I Municipio si faccia promotore di un tavolo permanente tra le istituzioni scolastiche presenti sul territorio al fine di coinvolgere tutti i soggetti istituzionale e le componenti che sarebbero coinvolte nelle decisioni.

Il presente parere è stato espresso all’unanimità.”

Una delibera era stata sollecitata nel corso del processo annuale  di revisione del dimensionamento scolastico. La decisione del consiglio segue incontri informali con l’utenza e con le altre componenti scolastiche.

La decisione unanime è un importante risultato e deriva dalla presa d’atto che, per quanto questa situazione, subita da tutti, non abbia aiutato, la risoluzione di problemi di lunga data prescindono sostanzialmente dagli accorpamenti con questo o quell’istituto. Inoltre, essendo di fatto qualunque soluzione diversa dall’attuale dipendente dall’unione Leopardi – Giovanni XXIII, si è constatata l’impossibilità di staccare tale scuola dall’istituto comprensivo Monte Zebio.

E’ importante adesso continuare nel lavoro per risolvere le situazioni di difficoltà e, d’intesa con gli altri istitituti della zona, prendere tutte le misure necessarie a evitare o minimizzare l’impatto del dimensionamento per l’utenza. Questo significa ad esempio garantire la continuità didattica a chi, ad esempio, ha iniziato un percorso alla Leopardi quando era aggregata alla Giovanni XXIII oppure alla Pistelli quando il Belli (suo tradizionale sbocco) non era ancora accorpato con la Leopardi.

Come istituto Parco della Vittoria, attraverso i punteggi per le priorità di ammissione, abbiamo scelto di seguire non solo il criterio territoriale, ma di tutelare l’utenza alla luce di flussi consolidati fra le due scuole, indipendentemente dagli accorpamenti sopravvenuti.

Auspichiamo che tutti gli istituti seguano criteri analoghi non solo su questo tema ma ovunque una soluzione “di buon senso” può risolvere problemi nati da processi “burocratici” e amministrativi realizzati per motivi di tipo non certo pedagogici.

 

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#scuola #dimensionamento Concluse le audizioni del Consiglio Regionale del Lazio

Dimensionamento scolastico: alla Pisana le organizzazioni sindacali

18/07/12 – La commissione Scuola, presieduta da Romolo Del Balzo (Pdl), ha concluso stamani il ciclo di audizioni sul tema degli effetti della sentenza della Corte Costituzionale in materia di dimensionamento e dei ricorsi presentati al Tribunale Amministrativo Regionale contro il Piano relativo all’annualità 2012/2013. Presente l’assessore all’Istruzione Gabriella Sentinelli.

Questa mattina sono state ascoltate le organizzazioni sindacali del comparto scuola: Uil, Flc Cgil Lazio, Snals – Confsal, Federazione Gilda – Unams e Cisl. I rappresentanti delle sigle sindacali presenti hanno espresso preoccupazione per gli affetti che il piano di dimensionamento produrrà alla ripresa dell’anno scolastico, evidenziando in particolare la difficoltà di gestire istituti comprensivi con 1.800 alunni o che mettono insieme municipi o comuni diversi. Chiesto da tutti che la Regione intevenga per correggere il Piano prima della riapertura delle scuole e che l’assessore chiarisca il comportamento che verrà adottato rispetto ai ricorsi presentati al TAR. Evidenziata, infine, la necessità di attuare un monitoraggio costante delle diverse situazioni sia nella fase precedente che in quella successiva all’adozione del piano di dimensionamento.

Il vicepresidente della commissione Fabio Nobile (Fds) ed i consiglieri Filiberto Zaratti(Sel) e Giulia Rodano (Idv) hanno sottolineato che il piano di dimensionamento adottato per il prossimo anno scolastico presenta aspetti “paradossali” e che la sua applicazione “porterà confusione e disagi in molte scuole della regione”, la cui responsabilità, secondo Zaratti, ricade esclusivamente sulla Giunta “che ha scelto di seguire un iter sbagliato”. Nobile ha poi osservato che “la sentenza della Corte Costituzionale non rappresenta un impedimento a rivedere il Piano e che, quindi, la decisione in tal senso è esclusivamente della Giunta”, mentre Rodano ha invitato l’assessore ad intervenire “per correggere dove possibile almeno le situazioni più assurde”. Come nelle precedenti sedute i tre consiglieri hanno nuovamente invitato l’assessore ad astenersi dal presentare ricorso al Consiglio di Stato contro le pronunce del Tar. “Le ordinanze di sospensiva sono immediatamente esecutive – ha poi aggiunto Francesco Scalia (Pd) – ed è compito dell’amministrazione attuarle”.

L’assessore Sentinelli ha ribadito, ancora una volta, che a poco più di un mese e mezzo dalla riapertura delle scuole, “non è possibile modificare un dimensionamento già chiuso e che per essere rivisto richiederebbe mesi”. Ha quindi ricordato che nelle nuove linee guida per la redazione del prossimo Piano è stata introdotta la previsione di un organismo di concertazione e monitoraggio permanente – la ‘Conferenza’ – che sarà operativo non appena approvata la delibera di Giunta. Rispetto ai ricorsi al TAR, infine, ha ripetuto che “la valutazione su eventuali impugnazioni dovrà essere fatta caso per caso”.

Nel corso della seduta, Nobile, Rodano e Zaratti hanno chiesto che vengano messe all’ordine del giorno della commissione due risoluzioni per impegnare la Giunta, rispettivamente, ad annullare il piano di dimensionamento 2012/2013 e a non presentare appello contro le decisioni del TAR. I tre consiglieri e Marco Di Stefano (Pd) hanno inoltre sollecitato un passaggio formale in commissione delle nuove linee guida del Piano per poter esprimere, prima dell’approvazione definitiva in Giunta, “suggerimenti ed indicazioni che possano contribuire a realizzare un dimensionamento più razionale”.

“Con l’audizione di oggi abbiamo concluso la serie di consultazioni con associazioni e organizzazioni sindacali interessate al tema del dimensionamento scolastico regionale – ha commentato il presidente Del Balzo a margine della seduta – riconvocheremo a breve la commissione per esaminare le due risoluzioni presentate dai colleghi”.

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#dimensionamento #scuola Commento su sentenza Corte Costituzionale e sue conseguenze

Commento di Giancarlo Cerini per NotiziedellaScuola.it

UNA CORTE COSTITUZIONALE POCO…COMPRENSIVA (!?)NEWS

Sta determinando notevole fibrillazione la sentenza della Corte Costituzionale n. 147 del 5-6-2012, con la quale il massimo organo di giurisdizione della nostra Repubblica dichiara incostituzionale il comma 4 dell’art. 19, della legge 15 luglio 2011, n. 111. In sostanza attesta che il contenuto di quel comma, che prevedeva nuove regole per la riorganizzazione della rete scolastica (obbligatorietà degli istituti comprensivi nel primo ciclo e soglia minima degli istituti elevata a 1000 allievi) è da considerarsi illegittimo, perché in contrasto con l’ordinamento costituzionale.

Cosa dice la sentenza della Corte

In sostanza, la Corte ritiene che quota 1.000 sia un elemento di dettaglio troppo rigido, perché non consente di apprezzare specificità ed esigenze di ogni territorio. Inoltre, in materia di programmazione del servizio sul territorio (il c.d. “dimensionamento”) il quadro normativo è ormai chiaro, fin dal D.lgs 112/1998 e dal Dpr 233/1998, quindi ben prima del rafforzamento degli assetti federali della nostra Repubblica (con il nuovo Titolo V del 2001) e affida tale competenza alle Regioni.

Inoltre, la legge 111/2011 (di conversione del decreto-legge 98) sarebbe stata adottata senza rispettare il principio della leale collaborazione Stato-Regioni. In effetti il Governo non ha adottato alcun decreto sui parametri con cui realizzare il dimensionamento, procedimento che va assunto d’intesa con le Regioni. Sembrerebbe, leggendo il dispositivo della sentenza, che l’ipotesi dell’istituto comprensivo sia una mera scelta di organizzazione del servizio scolastico del primo ciclo sul territorio, dunque non una norma generale da lasciare allo Stato, né un “principio fondamentale” dell’ordinamento statuale. Ma in questo modo, aggiungiamo noi, finisce con il depotenziare l’impatto innovativo della scuola “verticale”. Tutto viene ricondotto alla programmazione dell’offerta formativa nel territorio, già affidata dal Dpr 233/1998 alle Regioni, prima ancora della riforma “federale” del Titolo V della Costituzione (2001), come ben esplicitato dalla Corte nella Sentenza 200/2009 più volte richiamata anche in questa occasione.

Invece non ci sono rilievi della Corte sul comma successivo dello stesso articolo (il comma 5 dell’art. 19) che riconosce come la provvista/assegnazione dei Dirigenti scolastici alle scuole sia sicuramente un compito dello Stato (non fosse altro perché i dirigenti sono funzionari dello Stato). Dunque, non appare risolto il nodo di una competenza concorrente molto particolare, per cui alle Regioni spettano decisioni in materia di programmazione del servizio e delle scuole, ma allo Stato compete l’assegnazione delle relative risorse umane (questa era la ratio della Sentenza 13/2004 della stessa Corte). Una competenza decisiva, perché condiziona pesantemente le stesse scelte programmatorie. La mancata assegnazione di dirigenti e direttori dei servizi amministrativi rischia infatti di vanificare l’idea stessa di “autonomia” dell’istituzione scolastica, privandola dei soggetti indispensabili per darle effettiva consistenza.

Le regole del federalismo

La Corte basa la sua interpretazione richiamando e delimitando il significato delle “norme generali” e dei “principi fondamentali” che, comunque, richiedono poi successivi interventi legislativi e amministrativi delle Regioni. Riprendiamo testualmente dalla Sentenza 147/2012:

Si è detto, a questo proposito, che rientrano tra le norme generali sull’istruzione «quelle disposizioni statali che definiscono la struttura portante del sistema nazionale di istruzione e che richiedono di essere applicate in modo necessariamente unitario e uniforme in tutto il territorio nazionale, assicurando, mediante una offerta formativa omogenea, la sostanziale parità di trattamento tra gli utenti che fruiscono del servizio dell’istruzione (interesse primario di rilievo costituzionale), nonché la libertà di istituire scuole e la parità tra le scuole statali e non statali». Sono, invece, espressione di principi fondamentali della materia dell’istruzione «quelle norme che, nel fissare criteri, obiettivi, direttive o discipline, pur tese ad assicurare la esistenza di elementi di base comuni sul territorio nazionale in ordine alle modalità di fruizione del servizio dell’istruzione, da un lato, non sono riconducibili a quella struttura essenziale del sistema d’istruzione che caratterizza le norme generali sull’istruzione, dall’altra, necessitano, per la loro attuazione (e non già per la loro semplice esecuzione) dell’intervento del legislatore regionale» (sentenza n. 92 del 2011 che richiama la precedente n. 200 del 2009).

Alcuni motivi di perplessità sulla Sentenza

Ci si chiede ora se la definizione di parametri numerici generali, per la formazione delle classi, la sopravvivenza delle scuole/plessi, la costituzione di istituti autonomi, siano o meno una norma di carattere generale, se servano a dare unitarietà al sistema educativo, se rappresentino – in qualche modo – i livelli essenziali delle prestazioni da garantire in ogni territorio e che, di conseguenza, devono essere integralmente finanziati dalla fiscalità generale (dallo Stato), sulla base però di uno standard di costo (come ci ricorda la legge sul c.d. “federalismo fiscale”).

Le Regioni chiedono di poter operare in piena autonomia in materia di dimensionamento, per poter apprezzare le effettive esigenze dei loro territori. Ovviamente sono consapevoli che decidere per certi parametri o per altri di maggior favore comporta un onere aggiuntivo, che dovrebbe essere posto a carico della fiscalità generale e che comunque dovrebbe scaturire da una decisione condivisa tra tutte le Regioni e lo Stato (questa è una classica questione di federalismo “solidale”). E comunque, fissare una soglia minima (nel caso contestato 1.000) non consente di agire con la necessaria flessibilità. Alcune Regioni hanno già adottato il principio di fasce di oscillazione, come l’Emilia-Romagna, che l’ha posizionato tra 800 e 1200.

Ci si chiede anche se la scelta del “comprensivo” non debba essere considerata materia di ordinamento scolastico, in quanto in questo modello entra in gioco non solo l’organizzazione/aggregazione dei diversi plessi di un territorio, ma una certa idea di scuola di base, con un suo curricolo, una sua comunità professionale, un suo organico funzionale di istituto. Si tratta di configurare un vero e proprio modello di scuola, che si fatica a lasciare alle sole dinamiche e spinte localistiche.

Ed ora, che succede?

Certamente, ogni Regione potrebbe prendere spunto dal dispositivo della Corte Costituzionale per rimettere in discussione le operazioni di dimensionamento effettuate in questi mesi in previsione del prossimo anno scolastico 2012-13. Va però ricordato che i piani di dimensionamento sono stati legittimamente approvati con Delibere regionali, e seguendo la trafila delle proposte elaborate e deliberate dalle amministrazioni comunali e provinciali. Quindi nel pieno rispetto delle prerogative che la norma (Dpr 233/1998) attribuisce alle autonomie locali. È pur vero che molte operazioni sono state compiute frettolosamente sotto l’urgenza della legge 111/2011 (che avrebbe preteso un dimensionamento da avviarsi fin dal presente a.s. 2011-12), con uno standard molto elevato (con un minimo di 1000 allievi, che raddoppiava la precedente soglia di 500 allievi), sotto la spada di Damocle della “disattivazione” della figura del dirigente scolastico.

Una rinegoziazione “estiva” della programmazione già effettuata potrebbe comportare un effettivo rischio di disarticolazione del servizio scolastico (assegnazione dirigenti, organici del personale, ecc.) per l’anno scolastico che si deve ri-avviare (il 2012/13) e sarebbe saggio eventualmente rimandarla all’anno successivo (2013/14). Questo sembra l’orientamento prevalente tra le regioni, ad esempio espressomi dall’Assessore regionale della Toscana, Stella Targetti, in margine al convegno del 16 giugno 2012 su “Scuole senza zaino”.

Ma le nuove decisioni regionali come sarebbero orientate? Si rimette tutto in gioco? Si torna indietro sulla scelta del comprensivo? Si rivedono a fondo le scelte di dimensionamento già effettuate, riducendo la “pezzatura” degli istituti? Oppure, si intende ripensare una strategia di lungo respiro, pluriennale (fino a tutto il 2014-15), per delineare una organizzazione “sensata” del servizio educativo nel territorio. Che comprenda anche una rigorosa verifica del modello di istituto comprensivo, che si è diffuso largamente nel nostro paese, ma che forse non è stato accompagnato da adeguate misure di supporto organizzativo (e curricolare).

Quanto pesano i numeri

Sarebbe un errore basare l’analisi delle prospettive future unicamente sulla questione numerica. È certamente importante, ma non decisiva. Un istituto non è solo un contenitore di plessi disparati, ma una entità (anche territoriale) che deve avere una sua coesione, coerenza, compattezza: è auspicabile che un allievo possa avere la prospettiva di frequentare i diversi gradi di istruzione previsti all’interno del medesimo istituto comprensivo. Questo significa che il numero è un indice, ma ciò che conta è il posizionamento della scuola nella comunità di riferimento, il suo essere un reale punto di aggregazione e di iniziativa progettuale, curricolare, territoriale. Più che numeri rigidi saranno necessarie fasce di oscillazione (es: 800-1200, 600-1400) che consentano una corretta ambientazione dell’istituto. Ma soprattutto sarà necessario ridare “senso” alla scelta del comprensivo, riscoprirne le ragioni dello stare insieme, le convenienze, i benefici, il valore aggiunto. Se il comprensivo non è più sostenuto dalla forza della legge (ma quando mai lo è stato, al di là della forzatura del decreto del 2011?) la sua adozione dovrà essere frutto dalla convinzione dei vantaggi possibili di questa scelta. Ne abbiamo più volte parlato, ma li vogliamo ri-sintetizzare in:

  1. più stretto legame con il territorio, la comunità, per farne esprimere le aspettative, i bisogni, ma soprattutto per attingere le risorse (culturali e non), attraverso la stipula di accordi, di protocolli, di un’offerta formativa territoriale; l’istituto comprensivo manda un messaggio di affidabilità alla comunità, che è il prerequisito per riacquistare la dignità “perduta”;
  2. modello organizzativo adhocratico, basato sul fattore umano, sull’idea di comunità professionale che sa accogliere e valorizzare le diverse virtù di cui sono portatori insegnanti che appartengono a storie, identità diverse; si può lavorare sullo staff, sulle figure che presidiano aspetti dell’organizzazione, sui dipartimenti. Il comprensivo dovrebbe essere percepito dai suoi “abitanti” come un luogo per crescere, imparare, decidere meglio, stare bene, essere più efficaci;
  3. un curricolo verticale, all’insegna della continuità (unitarietà e coerenza) e della discontinuità (come progressione degli apprendimenti), ove è possibile coordinare e differenziare gli ambienti di apprendimenti, attraverso soluzioni diverse (classi ponte, bienni dei snodo, ecc.), ma rafforzando la “visione d’insieme”, il senso di un progetto comune, di una responsabilità da condividere.

Non è un caso che le operazioni di revisione delle Indicazioni per il primo ciclo stiano avvenendo (circolari 31, 46, 49 del 2012) all’insegna di un migliore e più approfondito raccordo tra i diversi segmenti (infanzia, primaria, secondaria), sia come riallineamento dei percorsi curricolari (da innestare in una logica verticale, non necessariamente lineare, ma ricorsiva, ciclica), sia con la definizione di un profilo del 14enne che dovrebbe essere impegno comune di tutti i docenti che accompagnano la formazione di un allievo dai 3 ai 14 anni, in tal modo sanzionando le ragioni dello stare insieme di scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di I grado.

Sarebbe paradossale che la Sentenza della Corte, che riconosce protagonismo e responsabilità delle Regioni e degli Enti locali, finisca per mettere in crisi un modello organizzativo (l’istituto comprensivo) che nasce proprio per rafforzare il dialogo tra la scuola e la sua comunità.

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#scuola #dimensionamento Testo Sentenza Corte Costituzionale

Corte Costituzionale – Sentenza n. 147 del 07 giugno 2012

Illegittimità costituzionale delle norme relative al ridimensionamento della rete scolastica (aggregazione negli istituti comprensivi e fissazione della soglia di 1.000 alunni per l’acquisizione dell’autonomia).

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, comma 4, del d.l. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011.

L’art. 19, comma 4 contiene due previsioni, strettamente connesse: l’obbligatoria ed immediata costituzione di istituti comprensivi, mediante l’aggregazione della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e di quella secondaria di primo grado, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche costituite separatamente, e la definizione della soglia numerica di 1.000 alunni che gli istituti comprensivi devono raggiungere per acquisire l’autonomia; soglia ridotta a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. Si tratta, quindi, di una norma che regola la rete scolastica e il dimensionamento degli istituti.

La disposizione in esame incide direttamente sulla rete scolastica e sul dimensionamento degli istituti, materia che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 200 del 2009, n. 235 del 2010 e n. 92 del 2011), non può ricondursi nell’ambito delle norme generali sull’istruzione e va, invece, ricompresa nella competenza concorrente relativa all’istruzione; la sentenza n. 200 del 2009 rileva, in proposito, che «il dimensionamento della rete delle istituzioni scolastiche» è «ambito che deve ritenersi di spettanza regionale». Trattandosi di ambito di competenza concorrente, allo Stato spetta soltanto di determinare i principi fondamentali, e la norma in questione non può esserne espressione.

L’art. 19, comma 4, infatti, pur richiamandosi ad una finalità di «continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione», in realtà non dispone sulla didattica: esso, anche con questa sua prima previsione, realizza un ridimensionamento della rete scolastica al fine di conseguire una riduzione della spesa, come, del resto, enunciato dalla rubrica dell’art. 19 («Razionalizzazione delle spese relative all’organizzazione scolastica. Concorso degli enti locali alla stabilizzazione finanziaria»), dalla rubrica del Capo III del decreto-legge («Contenimento e razionalizzazione delle spese in materia di impiego pubblico, sanità, assistenza, previdenza, organizzazione scolastica»), nonché dal titolo del medesimo («Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»). L’aggregazione negli istituti comprensivi, unitamente alla fissazione della soglia rigida di 1.000 alunni, conduce al risultato di ridurre le strutture amministrative scolastiche ed il personale operante all’interno delle medesime, con evidenti obiettivi di risparmio; ma, in tal modo, essa si risolve in un intervento di dettaglio, da parte dello Stato, in una sfera che, viceversa, deve rimanere affidata alla competenza regionale.

L’art. 19, comma 4, del d.l. n. 98 del 2011, pertanto, va dichiarato costituzionalmente illegittimo per violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost., essendo una norma di dettaglio dettata in un ambito di competenza concorrente.

Testo completo della sentenza qui

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#scuola #dimensionamento Assessore Sentinelli su sentenza Corte Costituzionale

«Anche la Regione Lazio in sede di Conferenza Stato Regioni aveva chiesto che non si andasse all’immediata applicabilità dei parametri previsti dall’art. 19 comma 4 L. 111/2011, chiedendo, anzi espressamente, lo slittamento di un anno per la sua applicazione». Lo ha affermato l’Assessore regionale all’Istruzione e Politiche giovanili Gabriella Sentinelli commentando in una nota la sentenza della Corte Costituzionale sul dimensionamento. «All’atto della costituzione in giudizio delle 7 Regioni davanti alla Corte Costituzionale, il Lazio – ha aggiunto la Sentinelli – consapevole che la definizione del giudizio stesso non sarebbe intervenuta prima del completamento del dimensionamento e quindi dell’attribuzione delle dirigenze, ha assunto un atteggiamento istituzionalmente responsabile. Infatti eravamo consapevoli che, non procedendo ad approvare il Piano di dimensionamento regionale, ci si sarebbe trovati nella condizione di un numero rilevante di Istituti comprensivi e circoli didattici ai quali non sarebbe stato, in ogni caso, assegnato né il dirigente didattico né il dirigente amministrativo». «La soluzione di provvedere al dimensionamento, secondo la prassi, quindi con la partecipazione delle parti sociali e degli Enti locali all’Osservatorio sul dimensionamento regionale, ha permesso al territorio, in tutte le sue articolazioni istituzionali di partecipare alla scelta della riorganizzazione della rete scolastica. Come già evidenziato in ogni precedente comunicazione – ha poi concluso la Sentinelli – il dimensionamento regionale non compromette l’attività scolastica degli alunni, non avendo il piano in nessun caso chiuso alcun punto di erogazione del servizio scolastico».

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#scuola #dimensionamento #cortecostituzionale Estratto dal sito della Corte Costituzionale

S. 147/2012 del 04/06/2012
Udienza Pubblica del 18/04/2012, Presidente: QUARANTA, Redattore: MATTARELLA

Norme impugnate: Art. 19, c. 4° e 5°, del decreto legge 06/07/2011, n. 98, convertito con modificazioni in legge 15/07/2011 n. 111.

Oggetto: Istruzione – Bilancio e contabilità pubblica – Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria – Misure per la razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica – Riduzione del numero di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie mediante la formazione di istituti comprensivi, nonché riduzione del numero di posti di dirigente scolastico – Lamentato intervento sull’organizzazione scolastica e sul dimensionamento della rete scolastica sul territorio senza un adeguato coinvolgimento delle Regioni – Riduzione, a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012, del numero di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie mediante la formazione di istituti comprensivi, nonché previsione che gli stessi acquisiscano l’autonomia se aventi almeno 1.000 alunni – Riduzione del numero di posti di dirigente scolastico e reggenza in luogo dell’assegnazione di apposito dirigente per le istituzioni di dimensioni minori – Lamentato intervento puntuale e di dettaglio sull’organizzazione scolastica e sul dimensionamento della rete scolastica senza un adeguato coinvolgimento delle Regioni ? Lamentata incidenza con regole di dettaglio, e a due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, sui piani di dimensionamento della rete scolastica già programmati, nonché mancata concertazione Stato-Regioni – Lamentata incidenza in ambito di competenza legislativa primaria già disciplinato dalla Regione speciale, nonché mancata concertazione Stato-Regioni.

Dispositivo: illegittimità costituzionale – non fondatezza
Atti decisi: ric. 90, 98, 99, 101, 102, 104 e 105/2011

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Ancora nessuna notizia sull’udienza di oggi del TAR

Appena ho informazioni le pubblicherò immediatamente

 

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